Mancano pochi mesi all’entrata in vigore della nuova direttiva che rivoluzionerà la gestione del riscaldamento centralizzato nei condomini italiani: entro il 1° gennaio 2027, tutti gli apparati di misurazione del calore, inclusi contatori, sotto-contatori e ripartitori, dovranno garantire il rilevamento dei dati a distanza, mandando definitivamente in pensione le vecchie verifiche manuali.
La norma impatta in modo significativo sugli stabili che impiegano ancora dispositivi di prima generazione, mentre nulla accadrà agli impianti posti in opera successivamente al 25 ottobre 2020, in quanto già soggetti all’obbligo di dotazione di dispositivi smart. Non si tratterà, tuttavia, di una sostituzione a pioggia per qualunque appartamento: l’adeguamento tecnologico o la sostituzione si applicano esclusivamente agli impianti centralizzati, ma tale adempimento decade qualora una relazione tecnica asseverata ne dimostri l’infattibilità tecnica o l’eccessiva onerosità economica.
Al centro di questo passaggio c’è il ripartitore, il dispositivo posizionato sui radiatori che misura la quota di energia consumata dal singolo immobile. Se fino ad oggi l’acquisizione dei dati richiedeva spesso il sopralluogo di un tecnico o l’invio dell’autolettura, la tecnologia di trasmissione da remoto permetterà l’invio automatico dei dati dall’esterno dell’abitazione, tutelando maggiormente la privacy e azzerando i disagi per i residenti.
Questa novità non andrà a toccare il costo totale della bolletta, bensì il controllo che le persone hanno sui propri consumi. Recependo le direttive comunitarie sulla telelettura, i cittadini potranno verificare i dati in modo molto più rapido e dettagliato, grazie a report che arriveranno anche ogni mese. Questo permetterà di tenere d’occhio le spese del condominio in maniera decisamente più agile, accurata e trasparente.
È compito dell’amministratore di condominio far effettuare un controllo tecnico sugli strumenti di misurazione presenti nei singoli appartamenti per accertarne le caratteristiche tecnologiche, primo passo fondamentale verso l’eventuale adeguamento. Qualora si tratti di dispositivi obsoleti, il tecnico incaricato valuterà se sia possibile integrarli con componenti per la trasmissione a distanza o se si renda necessaria una vera e propria sostituzione. Tali adempimenti, essendo relativi alla gestione energetica di un impianto comune, esulano dall’iniziativa dei singoli residenti, rientrando nell’ambito dell’assemblea condominiale e nell’operatività dell’amministratore. Come detto, affinché l’obbligo previsto dalla norma diventi perentorio è necessario che la perizia tecnica certifichi un’effettiva fattibilità tecnica e una concreta convenienza economica per le famiglie. Ma di quali costi si sta parlando?
Definire a priori l’impatto economico dell’adeguamento è molto difficile, poiché la spesa complessiva è legata a molteplici fattori tra cui ad esempio la quantità di termosifoni presenti in casa e il modello di contabilizzatore prescelto. Orientativamente si parla di 70/90 euro per ogni nuovo ripartitore, a cui si potrebbero aggiungere 35/40 euro a calorifero nel caso in cui si debba affrontare il cambio della valvola termostatica. Sommando una cifra da 50 a 100 euro per l’installazione, se le valvole vanno ancora bene, il costo medio a calorifero potrebbe aggirarsi tra i 120 e i 190 euro.
E se non ci si adegua quali multe possono arrivare? È fondamentale distinguere due aspetti diversi per evitare inutili allarmismi: le sanzioni da 500 a 2.500 euro previste dal D.Lgs. 102/2014 si applicano in caso di mancata adozione degli impianti di termoregolazione e contabilizzazione, applicando i medesimi importi al condominio che non ripartisca i costi energetici secondo i criteri previsti. Questa disciplina non si traduce in una multa automatica per il mancato passaggio ai dispositivi teleleggibili entro il 2027. L’adeguamento tecnologico è un obbligo distinto, la cui pianificazione spetta alla gestione condominiale, che dovrà verificare i passi necessari insieme ai propri tecnici.
