La stagione della dichiarazione dei redditi è nel vivo e prima del periodo estivo moltissimi contribuenti si recheranno presso i Caf o i propri commercialisti ed esperti contabili per effettuare la dichiarazione.
In quella sede una delle questioni che si porranno è quella relativa al sostituto d’imposta. Per anni le regole sono state rigide: chi aveva un datore di lavoro o una pensione doveva obbligatoriamente indicarlo.
Oggi, grazie alle recenti semplificazioni fiscali, le maglie si sono allargate e la scelta è diventata più flessibile.
Ma cosa significa esattamente affidarsi a un sostituto e quando, invece, conviene farne a meno? Entriamo più nel dettaglio.
Chi è il sostituto d’imposta?
Si tratta del soggetto, pubblico o privato, che per legge versa le imposte al posto del contribuente. Trattiene direttamente le somme dovute da stipendi, pensioni o altri compensi e le riversa all’Agenzia delle Entrate.
Tra i principali sostituti d’imposta ci sonoil datore di lavoro (per i dipendenti) e l‘Inps (per i pensionati o per chi percepisce la Naspi). Indicando il sostituto nel 730 si delega a lui la definizione ed attuazione delle operazioni di conguaglio, trattenendo le tasse dovute direttamente dalla busta paga o erogando gli eventuali rimborsi.
Sostituto d’imposta: i vantaggi
Si tratta della scelta più comune, soprattutto in virtù della sua grande comodità. Difatti, optando per questa soluzione è possibile:
- Avere più velocemente i rimborsi, laddove dalla dichiarazione emerga un credito (ad esempio per le spese mediche o i bonus edilizi); in questo caso i soldi vengono accreditati direttamente nella prima busta paga utile;
- Nel caso di debiti verso il Fisco, invece, l’importo viene trattenuto automaticamente dallo stipendio o dalla pensione; il contribuente pertanto non deve ricordarsi nessuna scadenza e non deve compilare moduli F24 in banca o in posta.
730 senza sostituto: quando e perché sceglierlo
Fino a poco tempo fa, l’opzione senza sostituto era riservata a chi aveva perso il lavoro, ai collaboratori occasionali o a chi non aveva un datore fisso nel periodo della dichiarazione, mentre oggi è possibile per tutti i contribuenti di scegliere il 730 senza sostituto, anche se sono regolarmente assunti da un’azienda.
Ma quando conviene questa opzione? In primis quando è necessario gestire autonomamente i debiti, laddove, ad esempio, emerga una somma consistente da pagare (ad esempio per via di due Certificazioni Uniche non conguagliate). Optando per il sostituto si rischierebbe di farsi trattenere tutto dalla busta paga diminuendo lo stipendio del mese mentre, scegliendo il “senza sostituto” il contribuente blocca il prelievo in busta paga e paga il debito per conto suo, generando un modello F24.
C’è, inoltre, chi preferisce tutelare la propria privacy, evitando che il datore di lavoro venga a conoscenza dell’esito della dichiarazione, soprattutto in presenza di patrimoni immobiliari, altri redditi o particolari agevolazioni fiscali.
In altri casi, invece, la decisione è legata a motivi pratici: se l’azienda attraversa difficoltà finanziarie e potrebbe ritardare l’erogazione degli stipendi, affidare direttamente all’Agenzia delle Entrate il conguaglio rappresenta una soluzione più prudente.
Questa opzione comporta però un’attesa più lunga per chi ha diritto a un rimborso. Nel 730 senza sostituto, infatti, il credito viene erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate tramite bonifico e, di norma, i tempi si estendono fino a dicembre o ai primi mesi dell’anno successivo, ben oltre il tradizionale rimborso estivo in busta paga.
