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Shrinkflation, dal 15 luglio scattano le nuove regole: ecco quali sono

Il decreto introduce nuovi obblighi informativi per produttori e distributori dopo il via libera europeo. Niente più etichette obbligatorie sulle confezioni, ma comunicazioni ai punti vendita. Secondo il Codacons il fenomeno vale 120 miliardi di euro e può determinare aumenti occulti dei prezzi fino al 40%

Shrinkflation, dal 15 luglio scattano le nuove regole: ecco quali sono
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Per anni i consumatori hanno dovuto fare i conti con confezioni sempre più leggere, spesso senza accorgersene, mentre il prezzo sugli scaffali rimaneva invariato. È il fenomeno della shrinkflation, una pratica che riduce la quantità di prodotto mantenendo lo stesso prezzo, determinando di fatto un aumento del costo unitario. Dal 15 luglio entra però in vigore un nuovo sistema di regole destinato a rendere più trasparenti queste variazioni, anche se non mancano le critiche da parte delle associazioni dei consumatori, che giudicano il provvedimento meno incisivo rispetto alle intenzioni iniziali.

Più trasparenza lungo la filiera commerciale

Il nuovo decreto, notificato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy alla Commissione europea lo scorso 15 aprile, completa il periodo previsto per eventuali osservazioni da parte dell'Unione europea. In assenza di rilievi, le disposizioni diventano operative. La novità principale riguarda l'obbligo, per produttori e distributori, di comunicare ai rivenditori ogni riduzione della quantità nominale dei prodotti confezionati, indicando anche la quota di incremento del prezzo riconducibile alla diminuzione del contenuto. Le informazioni dovranno essere rese disponibili sia nei negozi fisici sia sui canali di vendita online.

Addio all'etichetta in confezione, resta l'informazione al consumatore

Rispetto alle prime ipotesi normative, il testo definitivo elimina però l'obbligo di riportare direttamente sulla confezione un messaggio che segnalasse la riduzione del contenuto rispetto alla versione precedente. Al suo posto viene introdotto un sistema di comunicazione tra gli operatori della filiera, che dovrà garantire ai consumatori un'informazione chiara nel punto vendita. Una scelta che, secondo il Codacons, riduce l'efficacia della misura e rischia di rendere meno immediata la percezione delle variazioni da parte degli acquirenti.

Un fenomeno che vale miliardi di euro

La shrinkflation interessa un comparto strategico per l'economia italiana. Secondo le stime diffuse dal Codacons, il mercato dei beni di largo consumo coinvolto vale circa 120 miliardi di euro e gli aumenti "occulti" legati alla riduzione delle quantità possono oscillare mediamente tra il 10% e il 18%, con casi che arrivano fino al 40%. Tra i prodotti maggiormente interessati figurano alimentari come cereali, yogurt, gelati, biscotti e bevande, ma anche articoli per la casa e la cura della persona, tra cui detersivi, carta igienica, shampoo e dentifrici.

Le sfide per imprese e consumatori

L'obiettivo della nuova disciplina è rafforzare la trasparenza del mercato e consentire ai cittadini di valutare con maggiore consapevolezza il reale rapporto tra quantità e prezzo dei prodotti acquistati.

Resta tuttavia da verificare se il nuovo sistema informativo sarà sufficiente a contrastare una pratica che negli ultimi anni si è diffusa in numerosi comparti del largo consumo. Molto dipenderà dall'efficacia dei controlli, dalla corretta applicazione delle nuove procedure e dalla capacità dei punti vendita di rendere le informazioni realmente accessibili ai consumatori.

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