Caro Feltri,
le immagini che arrivano da Ceuta, con migliaia di migranti entrati in pochi giorni, hanno impressionato tutta Europa. Il Governo italiano ha annunciato di valutare la sospensione dell’accordo di Schengen con la Spagna per evitare che questa emergenza si ripercuota anche sul nostro Paese. È una scelta compatibile con gli impegni europei oppure sarebbe una forzatura?
Letizia Nocentini
Cara Letizia,
credo ci sia un equivoco di fondo nel quale siamo caduti tutti come dentro un fosso: l’Europa non è nata per consentire il caos, ma per garantire cooperazione, sicurezza e libertà. La libertà di circolazione prevista da Schengen è uno straordinario traguardo di civiltà, ma presuppone che ciascuno Stato sia in grado di presidiare efficacemente le proprie frontiere esterne. Se questo presupposto viene meno, come nel caso della Spagna, è inevitabile che anche gli altri Paesi si pongano il problema di come proteggere i propri cittadini. Le immagini provenienti da Ceuta mostrano una situazione eccezionale, con migliaia di persone che hanno raggiunto l’enclave spagnola in pochissimo tempo, inducendo Madrid a rafforzare la presenza delle forze armate e di sicurezza. Ma forse è troppo tardi. Il governo avrebbe dovuto agire prima. Quando ci si trova davanti a un’emergenza di questa portata, gli Stati hanno il dovere di interrogarsi sulle misure necessarie. Gli accordi internazionali sono fondamentali, ma non possono essere interpretati come un vincolo che impedisce qualsiasi intervento anche in presenza di circostanze eccezionali. Del resto, le regole di Schengen consentono già, in determinate situazioni, la reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere interne per motivi di sicurezza o ordine pubblico. Questo
non significa rinnegare l’Europa. Significa ricordare che la prima responsabilità di ogni governo è verso i propri cittadini. La politica migratoria del governo Sánchez è stata spesso improntata a un approccio favorevole alla regolarizzazione e all’integrazione dei migranti. Tuttavia, ogni Paese resta responsabile della gestione delle conseguenze delle proprie decisioni. Difendere i confini non significa chiudersi al mondo. Significa ricordare un principio elementare: senza controllo delle frontiere non esiste una vera politica migratoria, ma soltanto l’accettazione dell’emergenza permanente. E uno Stato sovrano, civile, responsabile, non governa inseguendo le emergenze, bensì cerca di prevenirle.Sia sospesa dunque la libera circolazione. E anche con urgenza. Avanti tutta, Giorgia.
