Al via una vasta operazione di recupero crediti da parte dello Stato. L'Agenzia delle Entrate sta infatti inviando 11 milioni di atti di riscossione, destinati a numerosi contribuenti.
Non si tratta di una manovra isolata, bensì di un intervento strutturale finalizzato a rendere più rapido e costante il flusso dei fondi derivanti dal recupero di situazioni debitorie di famiglie e lavoratori autonomi. L'azione della riscossione si fa sempre più decisa attraverso diverse tappe e strumenti:
- Destinatari: la misura coinvolge circa 11 milioni di cartelle su un totale di 19 milioni di soggetti con debiti aperti;
- Misure cautelari: sono già state avviate 750mila azioni esecutive, che comprendono blocchi delle auto (fermi amministrativi), ipoteche sulle case e pignoramenti rapidi;
- Cancellazione dei crediti: dal 2026 i debiti che il fisco non riesce a incassare verranno cancellati in automatico dopo cinque anni (discarico automatico);
- Sanatoria: per chi vuole mettersi in regola, la nuova "Rottamazione-quinquies" offre la possibilità di pagare solo la cifra iniziale del debito accumulato tra il 2000 e il 2023. Il pagamento può essere diviso fino a un massimo di 54 rate, eliminando sanzioni e interessi.
I dati ufficiali mostrano chiaramente quanto sia diffuso il problema dei debiti fiscali nel nostro Paese, delineando una situazione che tocca da vicino milioni di famiglie. In Italia, infatti, circa 19 milioni di cittadini si trovano a fare i conti con almeno una pendenza aperta nei confronti del Fisco, e non si tratta di cifre irrilevanti: il debito medio si aggira infatti intorno ai 5.800 euro a persona.
Da sottolineare il fatto che più di un terzo delle cartelle esattoriali inviate riguarda in realtà somme pressoché inesigibili: si tratta di crediti che lo Stato continua a inseguire senza avere concrete possibilità di successo, spesso a causa di vizi di forma, errori burocratici commessi all'origine o per la mancanza dei requisiti legali necessari. Un recente rapporto ministeriale ha persino quantificato questo enorme cumulo di "cartelle fantasma": parliamo di ben 27,6 milioni di atti non incassati, che corrispondono complessivamente a un valore di 42,9 miliardi di euro distribuiti sulle spalle di oltre 9 milioni di contribuenti.
Proprio per provare a fare ordine in questo immenso magazzino di crediti ormai congelati, è stato introdotto il meccanismo del "discarico automatico": in base ad esso, se l’Agenzia delle Entrate-Riscossione non riesce a incassare il denaro entro cinque anni, è obbligata a restituire la pratica all'ente creditore originario, come ad esempio il Comune o l'Inps. Questo sistema serve principalmente alleggerire la macchina della riscossione, ma per il cittadino non significa affatto che il debito sia sparito: la pendenza resta valida, cambia semplicemente il soggetto che potrà tornare a chiederne il pagamento.
Per chi riceve un avviso di pagamento, il problema concreto sono ovviamente le pesanti contromisure che possono scattare subito dopo. La macchina della riscossione si è già mossa con decisione, tanto che sono circa 750mila le procedure forzate già avviate, pronte a colpire i cittadini su tre fronti differenti. La prima misura, molto comune, è il fermo amministrativo: questo provvedimento porta al blocco dell'automobile e può essere attivato anche per cifre piuttosto basse. Discorso diverso per l'ipoteca sulla casa, che richiede paletti più rigidi: il debito complessivo deve superare i 20mila euro e l'Ente di riscossione deve fornire una spiegazione molto dettagliata per poterla applicare. L'arma che spaventa maggiormente i contribuenti resta però il pignoramento rapido, una misura che colpisce direttamente i conti in banca, gli stipendi e le pensioni: il Fisco ha il potere di utilizzare una via preferenziale molto più veloce rispetto a quella che un normale cittadino dovrebbe seguire in tribunale per recuperare dei soldi. In questo modo, l'agenzia riesce a bloccare il denaro e le risorse finanziarie del debitore ancora prima che quest'ultimo abbia il tempo di correre ai ripari.
Quando ci si ritrova tra le mani un avviso di pagamento, la prima mossa suggerita dagli esperti è quella di fare un controllo accurato prima di versare qualsiasi somma, così da accertarsi che l'atto sia davvero valido. Esistono infatti diverse strade per contestare la richiesta del fisco. Ad esempio, il debito potrebbe essere caduto in prescrizione perché è passato troppo tempo, oppure l'atto potrebbe presentare dei difetti formali nella notifica. Non mancano poi i casi di clamorosi scambi di persona o di evidenti errori di calcolo, specialmente per quanto riguarda le sanzioni e gli interessi accumulati.
Trovare una di queste anomalie permette al cittadino di muoversi per vie legali, chiedendo la cancellazione del debito direttamente all'ente tramite l'autotutela oppure presentando un ricorso formale davanti a un giudice.Per chi invece riconosce il debito e vuole chiudere la pendenza in modo agevolato, l'opportunità arriva dalle ultime novità della legge di bilancio, che ha dato il via alla Rottamazione-quinquies. Questa misura permette di sanare tutti i debiti affidati all'esattore in un lunghissimo arco di tempo, precisamente dal 2000 al 2023. Il grande vantaggio economico sta nel fatto che si deve pagare unicamente la cifra iniziale del debito, azzerando del tutto le multe e gli interessi di mora che spesso fanno raddoppiare i costi.
Inoltre, per venire incontro alle tasche dei contribuenti, lo Stato consente di dilazionare questo pagamento in modo molto comodo, offrendo piani di rateizzazione che possono arrivare fino a un massimo di 54 rate pagabili ogni due mesi.