Alla corte di Fini tra ex An e «sinistri»

Alla corte di Fini  tra ex An e «sinistri»

Gente, tantissima, ieri a Santa Margherita Ligure per il presidente della Camera Gianfranco Fini, ospite di «Tigulliana» a Villa Durazzo con il suo libro «Il futuro della Libertà». Pretesto per traguardare un progetto-Paese smarcandosi dalla politica dello «specchietto retrovisore», con l'approccio propositivo del riconoscersi nell'appartenenza alla Patria. Appuntamento culturale che viaggia d'istituzionale. Ad attenderlo dinanzi alla Villa amici e politici: ci sono gli assessori Corrado, Fracchia e Bernardin (che giura che non è uno scherzo), poi da Rapallo Ezio Armando Capurro, Arena e Tasso. C'è anche Gian Nicola Amoretti, che prende le distanze da Generazione Italia. Che invece ha schierato il suo coordinatore regionale Enrico Nan, nominato da quindici giorni: «Già un anno fa - puntualizza - avevo dichiarato d'essere d'accordo con Fini perché si muoveva su un discorso partecipativo, rivolto alla base. Tra un mese Bocchino presenterà ufficialmente il movimento che aggrega chiunque non si senta coinvolto nel Pdl o si sente escluso».
Rumors tra la varia umanità, e qualcuno alludendo a presenti, butta lì: «Ci sono parecchi di quelli che hanno portato al disastro An nell'ultima fase. Se gli stessi approderanno a Generazione Italia, ne vedremo delle belle». Fini entra nella Sala degli Stucchi, bacia Gadolla seduto nelle prime file e ascolta il saluto del sindaco De Marchi: «Significativo che ad accoglierla sia un sindaco che nel '68 era iscritto al Pci e oggi guida una lista civica fondata su idee e non colori» è l'esordio. Poi l'invito sincero: «A lei guardiamo con non celata simpatia. La via che ha deciso di percorrere è difficile ma è l'unica che possa indicare la strada e la preghiamo di sopportare questo compito». Marco Delpino, patron di Tigulliana, tratteggia i passaggi salienti del libro motivando l'assegnazione del Premio Internazionale Golfo del Tigullio al presidente. Che nota la non comune accoglienza e confessa d'essersi divertito a mettere sulla carta considerazioni fatte all'interno della sua famiglia politica. Parla di disaffezione dei giovani verso la politica su cui non deve prevalere la «propaganda», dell'urgenza di affrontare in Parlamento il problema della «rete»; del ddl sulle intercettazioni, su cui «bisogna usare il fioretto; sono ancora pronto a discuterlo». E Generazione Italia? «Nessuno pensa di uscire dal Pdl, ma di mettere un po' di sale nella minestra».

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