Riflettori accesi su 21 milioni di euro spariti. Perquisizioni e sequestri negli uffici della Fondazione Santa Lucia, a Roma: nelle stesse ore in cui veniva definito il passaggio dell’istituto alla nuova proprietà pubblica - composta da Regione Lazio, Inail ed Enea Tech e Biomedical - la Guardia di Finanza ha fatto irruzione negli uffici dell’Irccs. L’inchiesta della Procura di Roma punta a ricostruire le cause del dissesto che ha portato uno dei principali centri italiani di neuroriabilitazione e ricerca all’amministrazione straordinaria.
Come riportato da Repubblica, sono tre le persone indagate a vario titolo e in concorso tra loro: la presidente della Fondazione Santa Lucia Maria Adriana Amadio, il direttore generale Edoardo Alesse e la componente del cda Elisabetta Alesse. Le ipotesi di reato comprendono la bancarotta fraudolenta per distrazione, le false comunicazioni sociali e altre contestazioni previste dal codice della crisi d’impresa.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il dissesto non sarebbe stato determinato da una crisi improvvisa. Al centro degli accertamenti c’è il trasferimento di 21 milioni di euro dalla Fondazione Santa Lucia all’Immobiliare Maria Adriana, società proprietaria degli immobili del complesso. Dagli atti emergerebbe che la società immobiliare era amministrata dagli stessi soggetti che ricoprivano incarichi di vertice nella fondazione. L’ipotesi della procura è che il Santa Lucia abbia continuato a sostenere economicamente l’immobiliare nonostante la situazione finanziaria dell’Irccs fosse già gravemente compromessa. Le somme sarebbero state trasferite attraverso anticipazioni dei canoni di locazione, lavori di manutenzione sugli immobili e altri esborsi ritenuti privi di interesse per la fondazione.
È su questo flusso di denaro che si concentra l’ipotesi di bancarotta per distrazione. La gravità della situazione finanziaria emergerebbe anche dai dati relativi al patrimonio netto della fondazione, che nel 2023 era sceso a meno 144 milioni di euro. Il dissesto ha poi determinato il commissariamento e l’avvio dell’amministrazione straordinaria. Sotto esame sono finiti anche i bilanci a partire dal 2017: secondo l’accusa, i conti avrebbero rappresentato una situazione economica più favorevole di quella reale, indicando crediti e ricavi nei confronti della Regione Lazio che non avrebbero avuto concrete possibilità di essere incassati. Questo avrebbe contribuito a ridurre, almeno formalmente, la percezione della gravità della crisi.
Come evidenziato dal quotidiano capitolino, le condotte contestate sono precedenti al commissariamento e vengono considerate dagli inquirenti tra le cause che hanno reso necessario
l’intervento pubblico. L’inchiesta dovrà ora chiarire la gestione delle risorse della fondazione e verificare se parte del denaro sia stata sottratta alle esigenze dell’istituto per finanziare la società immobiliare collegata.