In paese non si parla d’altro. La comunità di Crans Montana è incredula, si rincorrono congetture. Il sospetto, espresso da Umberto Marcucci, padre del 16enne Manfredi, ferito nel rogo del Constellation, che i presunti maltrattamenti di Jacques Moretti sulla moglie Jessica, per cui è finito in carcere, siano in realtà un fatto «provocato per dividere le strade processuali e far passare la signora come una vittima», non è isolato.
Chi conosce i coniugi avendoli frequentati, fatica a credere alle presunte violenze di Jacques, perché i due, viene spiegato, sarebbero sempre stati visti come «romantici e affettuosi». Una coppia unita anche nella difesa dall’indagine della Procura di Sion. Una difesa blindata, con versioni sovrapponibili. Eppure, a dispetto delle apparenze, qualcosa tra l’11 e il 12 agosto è successo. I vicini di casa avrebbero sentito urla e frasi minacciose, tali da chiamare i soccorsi. Jessica sarebbe stata ricoverata in ospedale. Lui è finito in custodia cautelare. Ma, a differenza di quanto trapelato inizialmente, non sarebbe stata lei a denunciarlo. L’iter giudiziario sarebbe stato automatico a seguito delle richieste di intervento. I legali dei due fanno solo notare che questi mesi sono stati «una prova particolarmente intensa che hanno cercato di affrontare insieme».
Ma le loro deposizioni, contestano da mesi gli avvocati delle parti civili, sarebbero piene di «bugie». A partire dai due punti fermi sulle cause della tragedia. I pannelli fonoassorbenti sul soffitto del locale e le candele scintillanti portate dalle cameriere a cavalcioni sui colleghi, che a contatto con la schiuma hanno dato alle fiamme il soffitto. Quei pannelli erano stati montati personalmente da Jacques Moretti nel 2015, quando la coppia ha rilevato il locale. Aveva dichiarato di averli acquistati in un negozio di bricolage poco lontano da Crans Montana. Si è scoperto poi che la moglie Jessica aveva presentato una fattura dell’acquisto rivelatasi falsa. I Moretti avevano dichiarato che quel modo di portare le bottiglie ai tavoli era una iniziativa dello staff. Parole smentite da chi ha lavorato al Constel e da un audio di Jessica: «Gradirei che si facesse». Sempre lei il 13 dicembre 2019 avvertiva: «Fate molta attenzione (alle stelline, ndr) aspettate che si spengano perché se cadono, sul divano o sul pavimento, o se le tengono in alto e bruciano la schiuma sul soffitto, il Constel brucerà...». E in un audio un mese prima della strage diceva: «Ne ho ordinati 900. Ma dobbiamo ritirarli in Francia perché sono esplosivi e non vengono spediti in Svizzera».
