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Cronaca giudiziaria

Omicidio Pamela Genini, le scuse di Soncin in aula: “Comprendo il peso delle mie azioni”. La mamma: “Parole di plastica”

La nuova udienza del processo a carico del 53enne accusato di aver ucciso la ex fidanzata con 76 coltellate. Il legale della famiglia Genini: “Le scuse sono respinte al mittente”

Omicidio di Pamela Genini, la poliziotta: "Soncin ci sbatteva la porta in faccia mentre lei moriva"
Pamela Genini e la cagnolina Bianca (Foto Social)

“In questo momento di grande dolore, porgo le mie scuse alla famiglia di Pamela”. È quanto ha dichiarato Gianluca Soncin in apertura della nuova udienza del processo in cui è imputato per l’omicidio pluriaggravato dell’ex fidanzata Pamela Genini, uccisa con 76 coltellate la sera del 14 ottobre a Milano. Prima dell’audizione dei testimoni, il 53enne ha chiesto di poter leggere una lettera di poche righe, scritta a mano: “Da quel giorno le nostre vite sono profondamente cambiate. - ha detto con un filo di voce - So che il perdono non si può pretendere. Comprendo il peso delle mie azioni e il ricordo di Pamela resterà indelebile nei nostri cuori”. Poi ha concluso: “Non mi resta che assumere fino in fondo le conseguenze per il dolore che ho causato con senso di responsabilità”.

Il legale della famiglia Genini: “Scuse respinte”

Le parole di Soncin, che di fatto rappresentato una sorta di “confessione”, la prima da quando è iniziato il dibattimento, non hanno convinto i familiari della vittima. “Le scuse chieste dall’imputato Gianluca Soncin sono respinte al mittente”, è stato il commento a caldo dell’avvocato Nicodemo Gentile, che assiste Una Smirnova, la mamma di Pamela. “Sono parole di plastica, insignificanti. - ha proseguito il legale - E sono molto tardive. Doveva accettare quelle scuse che Pamela gli faceva quando lui la trascinava per i capelli sul balcone e lo implorava di non ucciderla”. Gentile ha descritto Soncin come “un uomo corroso dal delirio di possesso e dalla gelosia patologica”, ricordando che in casa propria “aveva un arsenale”, tra coltelli a serramanico e cutter, e che la sua è stata “un’attività di macelleria”.

Le testimonianze degli agenti

Stamani in aula era presente anche Nicola, il fratello di Pamela. L’avvocato Sara Sontoli, che assiste sia lui che la sorella Veronica, ha definito “inopportune” le parole dell’imputato, precisando di “non aver ancora avuto modo di parlare con l’assistito”, ancora fortemente provato. Durante l’udienza di oggi sono state ascoltate le testimonianze degli agenti intervenuti sul luogo delitto, un appartamento del quartiere Gorla a Milano dove la giovane modella si era trasferita da qualche mese. La sera del 14 ottobre 2024, i poliziotti fecero irruzione nell’abitazione proprio nel momento in cui Soncin stava accoltellando la ex fidanzata, ormai agonizzante. Prima della brutale aggressione, il 53enne aveva afferrato la giovane per i capelli e l’aveva trascinata sul balcone. La vittima era riuscita a chiedere aiuto a un amico, Francesco Dolci, chiedendogli di allertare il 112. Gli operatori di polizia hanno ripreso la drammatica scena dell’accoltellamento con una bodycam: l’uomo ha continuato a colpire la ragazza sotto i loro occhi.

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