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Meno male è lunedì

Spegni e riaccendi

Nell’era della super tecnologia, Hamilton si salva dal blackout della sua Ferrari con il vecchio sistema che suggerivano i tecnici di una volta. Anche qui al Giornale…

Ferrari driver Lewis Hamilton of Britain passes the chequered flag to win third place in the Bahrain Grand Prix in Sepang, Malaysia, Sunday, Oct. 4, 2026. (Annice Lyn/Pool via AP )

Tanti anni fa, nell’era dei primi computer, qui al Giornale c’era un tecnico di nome Lorenzo. Siccome i problemi erano all’ordine del giorno, veniva chiamato spesso per risolvere i guai informatici: arrivava con passo flemmatico brandendo una bomboletta di aria compressa, di quelle che servivano per pulire a fondo le tastiere, e una volta davanti al computer si informava quale fosse l’intervento da eseguire. Le nostre risposte potevano essere le più svariate, la sua - dopo aver dato un colpo d’aria, così tanto per far numero -, era sempre la stessa: “Eh, spegni e riaccendi”.

Ecco: Lorenzo mi è tornato in mente ieri nel giro di formazione del Gp del Bahrain in Malesia (anomalia che avrebbe da lui ricevuto la stessa reazione perplessa): quando Hamilton inquadrato in Tv - e come lui altri suoi colleghi - ha cominciato a smanettare sul volante perché la macchina non andava oltre i 30 all’ora, ad un certo punto il suo Lorenzo personale ha avuto il colpo di genio, ha fatto accostare Lewis come se fosse in una corsia di emergenza sull’autostrada e poi gli ha chiesto di resettare il software. Broom, un colpo di motore, e poi diritto verso il podio.

In questa F1 super ingegneristica la cosa mi ha fatto sorridere: un po’ perché Lorenzo era una persona gradevole con un humor tutto suo, e un po’ perché non immaginavo che l’antica tecnica dello “spegni e riaccendi” si sarebbe rimaterializzata in un circuito piene di auto dell’era moderna. Il che fa presupporre che il Dio del tech abbia preso Lorenzo tra i suoi angeli custodi, oppure che si sia guadagnato la (giusta) immortalità come tecnico di Formula Uno.

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