Tanti anni fa, nell’era dei primi computer, qui al Giornale c’era un tecnico di nome Lorenzo. Siccome i problemi erano all’ordine del giorno, veniva chiamato spesso per risolvere i guai informatici: arrivava con passo flemmatico brandendo una bomboletta di aria compressa, di quelle che servivano per pulire a fondo le tastiere, e una volta davanti al computer si informava quale fosse l’intervento da eseguire. Le nostre risposte potevano essere le più svariate, la sua - dopo aver dato un colpo d’aria, così tanto per far numero -, era sempre la stessa: “Eh, spegni e riaccendi”.
Ecco: Lorenzo mi è tornato in mente ieri nel giro di formazione del Gp del Bahrain in Malesia (anomalia che avrebbe da lui ricevuto la stessa reazione perplessa): quando Hamilton inquadrato in Tv - e come lui altri suoi colleghi - ha cominciato a smanettare sul volante perché la macchina non andava oltre i 30 all’ora, ad un certo punto il suo Lorenzo personale ha avuto il colpo di genio, ha fatto accostare Lewis come se fosse in una corsia di emergenza sull’autostrada e poi gli ha chiesto di resettare il software. Broom, un colpo di motore, e poi diritto verso il podio.
In questa F1 super ingegneristica la cosa mi ha fatto sorridere: un po’ perché Lorenzo era una persona gradevole con un humor tutto suo, e un po’ perché non immaginavo che l’antica tecnica dello “spegni e riaccendi” si sarebbe rimaterializzata in un circuito piene di auto dell’era moderna. Il che fa presupporre che il Dio del tech abbia preso Lorenzo tra i suoi angeli custodi, oppure che si sia guadagnato la (giusta) immortalità come tecnico di Formula Uno.
