Nei giorni scorsi il maxi risarcimento da venti milioni di euro per circa 300 lavoratori da parte di Caddel Construction, la divisione italiana della società di costruzioni al lavoro sul cantiere del nuovo Consolato statunitense. A cui si è aggiunto anche, oltre agli speciali permessi di soggiorno di chi era vittima di caporalato, e alle indennità di disoccupazione Naspi, un ulteriore versamento per ristori e pagamento di sanzioni all’Inps e all’ispettorato del lavoro per 11 milioni di euro.
Oggi l’ordinanza di scarcerazione per il manager turco Ulas Demir, che era stato fermato a fine maggio all’aeroporto di Orio al Serio, mentre stava prendendo un volo per Istanbul, e accusato di caporalato nell’indagine dei carabinieri del Nucleo ispettorato del Lavoro e dei pm Paolo Storari e Mauro Clerici sullo sfruttamento della manodopera indiana. Lo ha deciso la gip di Milano Angelica Cardi, la stessa che ha disposto il controllo giudiziario della stessa società. Ha precisato Caddel che la mossa di risarcire i lavoratori “non costituisce in alcun modo un’ammissione di responsabilità penale o civile o amministrativa”.
La decisione della giudice per Demir, difeso dall’avvocato Giuseppe Iannaccone, arriva dopo il parere favorevole della Procura. Secondo quanto ricostruito dai pm Paolo Storari e Mauro Clerici, nel cantiere sarebbero stati impiegati lavoratori “in condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno” in una situazione di “para-schiavismo”. Nell’inchiesta era finito in carcere anche l’indiano Aji Appukuttan, presunto “caporale operativo” e che avrebbe minacciato almeno cinquanta lavoratori, che in alcuni casi gli chiedevano solo di “potersi assentare” per riposare dopo che si erano infortunati sul cantiere.
