Se due rette parallele non si incontrano all’infinito, i processi paralleli a Alberto Stasi e Andrea Sempio potranno mai trovare un punto d’approdo comune? Nelle ore in cui la Procura di Pavia si accinge a tirare le fila dell’inchiesta bis sul delitto di Garlasco, a prendere corpo è sempre di più un paradosso giuridico senza precedenti nel Paese. È il paradosso di due processi in contemporanea, a due imputati diversi e per lo stesso reato, con il rischio concreto che raggiungano conclusioni opposte. Facendo precipitare la morte di Chiara Poggi in un ginepraio quasi inestricabile.
Negli ultimi giorni il procuratore aggiunto di Pavia Stefano Civardi e i suoi pm hanno lavorato intensamente al testo del nuovo avviso di chiusura delle indagini da notificare oggi (salvo improbabili ritardi) agli avvocati di Sempio, Liborio Cataliotti e Angela Taccia. All’avviso verranno allegate le nuove consulenze ordinate dalla Procura e forse anche nuovi elementi raccolti nel frattempo dalla difesa di Stasi e messi a disposizione degli inquirenti. E poi? Il percorso consueto direbbe che, trascorsi i venti giorni di rito, i pm chiedano il rinvio a giudizio di Sempio. Ma a Garlasco passi e ritmi del codice vanno a sbattere contro un muro di granito: un colpevole per la giustizia c’è già, ed è Stasi. Molti oggi, a partire dai pm, lo considerano innocente. Ma la condanna è lì. La procedura di revisione non è mai partita. La Procura generale di Milano tentenna. I difensori di Stasi non l’hanno ancora depositato la loro. Come si può processare Sempio per un delitto che per ora ha già un colpevole?
«Fabio Napoleone - racconta un magistrato che conosce bene il capo della Procura di Pavia - ama studiare molto. Anche questo passaggio l’avrà studiato bene». Nelle prossime settimane, si capirà quale strategia abbiano adottato Napoleone e i suoi. Ma un dato appare inevitabile. Se la Procura non sceglie di congelare l’inchiesta, e chiede di portare Sempio al giudizio della Corte d’assise, il processo rischia di viaggiare in contemporanea a quello che a 90 chilometri di distanza davanti alla Corte d’appello di Brescia si aprirà per la revisione della condanna di Stasi, una volta che la difesa dell’ex fidanzato di Chiara avrà depositato la sua richiesta. Con il rischio sulla carta che entrambi i processi finiscano con un’assoluzione, ma anche - e qui lo schianto tra le due sentenze si farebbe frontale - con due condanne.
Il codice non contempla un caso del genere, e non ci sono precedenti cui fare riferimento. «È vero - dice al Giornale Liborio Cataliotti - il codice non vieta e non prevede che si possa fare un processo contro una condanna ancora valida. Ma è uno scenario chiaramente irrazionale». E allora? La risposta è già nei cassetti dei difensori di Sempio: «Abbiamo già pronta l’eccezione di illegittimità costituzionale da sottoporre, se verrà chiesto il rinvio a giudizio del nostro assistito, al giudice preliminare di Pavia». A quel punto, il processo a Sempio si fermerebbe appena partito.
