Ergastolo per la terza volta in appello e nel sesto processo. Si è chiuso così, nel tormentato iter giudiziario che ha caratterizzato una vicenda terribile, il secondo grado «ter» a carico di Davide Fontana, l’ex bancario che l’11 gennaio 2022 uccise e fece a pezzi l’ex fidanzata Carol Maltesi, 26 anni, nell’abitazione di lei a Rescaldina, nel Milanese.
La Corte d’Assise d’appello di Milano, infatti, riconoscendo ancora una volta la premeditazione, dopo due sentenze della Suprema Corte, l’ultima dello scorso febbraio, che avevano annullato con rinvio la condanna all’ergastolo proprio sul punto di quell’aggravante, ha inflitto all’imputato la pena massima, senza isolamento diurno. Il nodo da sciogliere restava quello della pianificazione del delitto, perché il più recente verdetto della Cassazione parlava di «evidenti deficit» nelle motivazioni dell’appello «bis» rispetto a quelle che la esclusero nel primo grado, in cui Fontana era stato condannato a 30 anni, con annesse polemiche.
«Non ho mai potuto organizzare di far del male a lei. Ciò è lontano da ciò che ero e che sono. Mi spiace e mi vergogno, quell’orrore non mi è mai appartenuto, chiedo scusa a tutti», ha provato a difendersi in aula ancora il 46enne. La difesa ha sostenuto il «dolo di impeto» e chiesto attenuanti nella massima estensione, mentre la Corte le ha confermate come «subvalenti» anche rispetto a quella della crudeltà. Fontana, come ricostruito nelle indagini, uccise Carol colpendola con un martello e poi sgozzandola, mentre lei era legata per girare un video destinato a Onlyfans commissionato da lui stesso con un profilo falso.
