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Cronaca giudiziaria

Sempio in tv: “Quella di Stasi condanna giusta. Io non vivo più e ho paura”

Protagonista di un caso che da più di un anno divide gli italiani, al centro di un’inchiesta giudiziaria costellata di “colpi di scena” e “svolte” continue

L'anteprima della puntata in cui Andrea Sempio, indagato a Pavia per l'omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella sua casa di Garlasco nel 2007, ha rilasciato un'intervista a Porta a Porta, il programma condotto da Bruno Vespa. ANSA/RAI1 +++ ATTENZIONE: L'ANSA NON POSSIEDE I DIRITTI DI QUESTA FOTO CHE NON PUO' ESSERE PUBBLICATA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++ NPK +++

Una difesa di se stesso, ancora una volta e punto per punto, sugli elementi fondamentali dell’inchiesta: la traccia 33, l’impronta di scarpe, il Dna sulle unghie, le sentenze su Alberto Stasi. E un racconto umanissimo, in prima persona, su cosa voglia dire essere Andrea Sempio, assediato dalla mattina alla sera in tv, sui giornali e sui social. «Non sto vivendo più», dice di sé a Porta a Porta il 38enne accusato di avere ucciso Chiara Poggi.

Protagonista di un caso che da più di un anno divide gli italiani, al centro di un’inchiesta giudiziaria costellata di «colpi di scena» e «svolte» continue, spiega il suo punto di vista: «Il bombardamento è costante. Accendi la televisione e c’è solo Garlasco, guardi i social e lo trovi lì. Davanti a casa nostra tu hai giornalisti che sono lì fissi tutto il giorno, vivi a fatica. Io dico che oggi non sto vivendo, perché realmente la mia vita oggi è chiuso in camera o dall’avvocato o in trasferta quando magari andiamo a incontrare i consulenti». A Sempio, che per i pm è il vero colpevole dell’omicidio della ragazza, non per la famiglia Poggi che non si costituirà parte civile contro di lui, resta la «speranza» di riuscire a «risolvere tutto in udienza preliminare, di non dover affrontare un vero e proprio processo». Allontana il pensiero del carcere: «Cerco di non pensarci, cerco proprio di non immaginarmi quella eventualità».

Il futuro è un’incognita. «So che la macchia di assassino che se l’è cavata non te la levi». Da parte sua si dice sicuro della colpevolezza di Stasi. «Per quello che posso capirne io la condanna è giusta». Anche la traccia 33 «non è attribuibile né a me né a nessun altro». Ancora: «Dall’ultima consulenza depositata dalla Procura, non si arriva a dire che è insanguinata, si arriva a dire che non si può escludere che non ci fosse il sangue. A me non serve sapere però cosa non si può escludere, serve una certezza». Sull’impronta di scarpe: «Tutte le scarpe di cui ho memoria e che ho ancora, anche vecchie, sono tutte 44». Infine il Dna sulle unghie di Chiara: «Non è una traccia solida, non è replicata, è mista, è degradata. Ogni volta che la analizzavano, sono venuti fuori risultati differenti. A me pare che il discorso Dna ormai sia risolto».