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Caso Ranucci, indagato intercettato: “Me li vado a fare questi 30 anni”

La captazione risale al 12 marzo e secondo gli investigatori lascia trasparire “la piena consapevolezza da parte dell'indagato della gravità dei fatti”

Caso Ranucci, indagato intercettato: “Me li vado a fare questi 30 anni”
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Il caso Ranucci è lontano dall’essere risolto: sono ancora troppi i dubbi sull’attentato subito dal giornalista di Report lo scorso ottobre e ulteriori nubi si addensano all’orizzonte man mano che l’indagine procede. Una svolta decisiva è stata data dall’iscrizione nel registro degli indagati di Valter Lavitola, amico fraterno di Ranucci, che secondo gli investigatori è il mandante dell’attentato. Ma ora sono emersi nuovi dettagli dalle intercettazioni degli indagati, nello specifico Saverio Mutone, 41 enne, raggiunto nelle scorse settimane dalla misura cautelare emessa dal gip su richiesta dei pm della Dda di Roma.

“Mal che vada me li vado a fare questi 30 anni”, si sente dire dall’uomo in un’intercettazione risalente al 12 marzo scorso. In base a quanto emerge dall'informativa Mutone era preoccupato dell'evoluzione dell'indagine tanto da cercare su google, tra il 6 e l'8 marzo, le parole “Ranucci bomba” e “Ranucci indagine”. Secondo gli investigatori, in riferimento all’intercettazione, “tale esternazione, pur inserita in un contesto dialogico allusivo, lasciava trasparire la piena consapevolezza da parte dell'indagato della gravità dei fatti cui si stava facendo riferimento e della possibile rilevanza penale delle condotte poste in essere dal gruppo criminale evocando una prospettiva detentiva particolarmente lunga. Una simile rappresentazione soggettiva risultava difficilmente compatibile con vicende di minore gravità e appariva invece senza dubbio derivante dalla consapevolezza del coinvolgimento nei fatti per cui si procede”.

Un componente della banda accusata di aver piazzato l’ordigno in un’altra intercettazione dice “noi stavamo da due, tre ore lì…”. Nell'atto gli investigatori ricostruiscono le fasi precedenti all'azione dinamitarda del 16 ottobre scorso e anche la fuga della banda per tornare in provincia di Avellino. Ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, invece, Pellegrino D'Avino, scegliendo di rilasciare dichiarazioni spontanee: “Non so chi sia Valter Lavitola e non conosco Sigfrido Ranucci, non sapevo fosse un giornalista”. E ha poi aggiunto: “Io e Gomes ci conosciamo da tempo, in passato abbiamo lavorato insieme.

Ci siamo occupati di sicurezza per alcuni locali o eventi in Campania”. Gomes Clesio Tavares è il factotum di Lavitola, volato in Camerun, suo Paese di origine, dal quale al momento non ha intenzione di tornare in Italia.

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