Quando è successo, il 13 luglio, si è pensato ad una caduta accidentale dalla terrazza condominiale o a un suicidio. Invece la morte della 30enne Dafne Rebaudo, a Tor Bella Monaca, a Roma, è stato un femminicidio per il quale venerdì è stato arrestato il nordafricano Mohamed Trabelsi, 40 anni, cittadino tunisino con precedenti per droga, che conviveva con la vittima. L’uomo era coinvolto anche nella gestione del racket delle case popolari occupate della zona.
Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Saverio Francesco Saverio Musolino, sono riuscite ad andare oltre le apparenze anche grazie alle testimonianze di diversi residenti dello stabile, dove numerosi appartamenti risultano occupati abusivamente e dove operano gruppi criminali legati allo spaccio. Rompendo il muro di omertà, qualcuno ha raccontato di una violenta lite tra la coppia pochi istanti prima della caduta. Le urla provenienti dalle scale condominiali non erano una novità, sembra che tra i due ci fossero continui contrasti che
andavano avanti da tempo. Determinanti sono risultate anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona, che hanno consentito di ricostruire gli spostamenti della coppia e di confrontarli con le dichiarazioni rese dall’indagato. Il 40enne, che era sottoposto all’obbligo di firma per una precedente questione giudiziaria, ha fornito agli investigatori versioni contrastanti sugli orari e sulla dinamica dei fatti, cercando di convincerli che Dafne si fosse suicidata. Questo ha spinto la Procura ad andare avanti con gli accertamenti, fino al fermo. Gli inquirenti sono convinti che sia stato lui a spingere di sotto la giovane. Troppe le incongruenze emerse dagli accertamenti, in particolare i sospetti sono nati osservando le immagini delle telecamere di sorveglianza dello stabile in cui poco prima della tragedia si vede la ragazza che sale le scale con una borsetta in mano, seguita da Trabelsi. Poco dopo si vede lui che scende con la stessa borsetta in mano. L’oggetto non è stato ancora trovato. Ma il gip, che in settimana dovrà convalidare il fermo e decidere sulla custodia cautelare in carcere, gliene chiederà conto.
Dafne, descritta da chi la conosceva come una ragazza di buona famiglia, avrebbe maturato la decisione di interrompere la relazione con il compagno: proprio la volontà della vittima di lasciarlo sarebbe il possibile movente del delitto.
