«Quelle frasi non si addicono a un servitore dello Stato» sottolinea Gabriele Bordoni, l’avvocato dei due poliziotti intervenuti su Abdherrahim Fakir (nella foto), lo scorso 19 luglio al quartiere Pilastro di Bologna.
Ieri l’agente che ha pronunciato quelle parole («Se schiatta ci divertiamo»), registrate dalla sua bodycam e finite agli atti dell’inchiesta, ha pubblicamente chiesto scusa alla famiglia del 42enne marocchino deceduto poco dopo la manovra di contenimento. E anche alla Polizia di Stato, il suo corpo di appartenenza: «Ho pronunciato frasi inaccettabili». Ma l’avvocato della famiglia di Fakir, Fabio Anselmo, ha trasmesso alla Procura di Bologna una nuova denuncia nell’ipotesi che quelle espressioni possano configurare reati più gravi. Non solo, depositerà oggi una relazione del consulente medico legale, Vittorio Fineschi, «che evidenzia numerosi e grossolani errori» nella relazione firmata dai professionisti incaricati dai pm. Proprio quella su cui i magistrati si baseranno per decidere se indagare formalmente per omicidio colposo i due poliziotti e i quattro soccorritori intervenuti sulla scena, ora annotati solo preliminarmente. Nella relazione i consulenti dei pm certificano che Fakir sarebbe morto per un’insufficienza respiratoria acuta, innescata da «un’intossicazione acuta da cocaina», da una «severa cardiopatia ischemica» e dalla posizione «prona» cui è stato sottoposto nella manovra di contenimento. La difesa dei poliziotti valorizza il passaggio in cui si precisa che «la permanenza in posizione prona» è sì una concausa della morte ma di «entità verosimilmente minore (anche tenuto conto del fatto che il soggetto assume questa posizione per 6 minuti e 27 secondi), e non autonomamente letale». In ogni caso in grado di «aggravare un quadro clinico» come quello di Fakir. Nella relazione ci sono anche le «criticità» addebitate ai soccorsi. Sebbene «con un intervento tempestivo le probabilità di sopravvivenza di Fakir sarebbero state attorno al 15%», vengono stigmatizzate le condotte dei volontari e dei medici intervenuti, perché «non risultate aderenti ai protocolli». Ed esprimono «forti perplessità riguardo alla decisione dei soccorritori di interrompere le manovre rianimatorie non appena giunti sulla scena». Una scelta definita «inspiegabile». Ci sono anche le «manchevolezze» dell’operatore del 118 che ha assegnato un codice verde al caso di Fakir, anziché rosso. Di certo «lo scenario» sarebbe stato «diverso se i protocolli dell’emergenza territoriale avessero previsto l’invio da subito». Il governatore dell’Emilia Michele de Pascale, spiega che «abbiamo attivato un audit interno su quello che è accaduto. Davanti a ogni evento avverso, soprattutto quando porta alla morte di una persona, le strutture sanitarie si mettono in discussione e verificano fino all’ultima virgola cosa non ha funzionato».
