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Fanatica di Hezbollah indagata a Milano: apologia di terrorismo

La donna risulta indagata dalla Procura di Milano per istigazione a delinquere finalizzata al terrorismo internazionale e ieri è stata interrogata per circa un'ora dal pm Alessandro Gobbi e dagli investigatori del Ros di Milano

Fanatica di Hezbollah indagata a Milano: apologia di terrorismo
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Dito medio ai dissidenti del regime iraniano e bandiera di Hezbollah sulle spalle: così si presenta P.R., 34enne nata in Portogallo e residente a Milano, nelle immagini che la riprendono ad alcuni cortei pro Pal o in sostegno alla Repubblica islamica dell'Iran. La donna risulta indagata dalla Procura di Milano per istigazione a delinquere finalizzata al terrorismo internazionale e ieri è stata interrogata per circa un'ora dal pm Alessandro Gobbi e dagli investigatori del Ros di Milano.

Sempre ieri a carico della 34enne sono stati eseguiti una perquisizione - di casa e auto, con esito definito «positivo» -, e il sequestro di telefonino e altri dispositivi informatici. Le è stata inoltre notificata una informazione di garanzia. Per l'accusa, avrebbe agito in modo da «istigare o fare apologia in relazione alla partecipazione a Hezbollah» e al «suo braccio militare» Eso, (External Security Organisation, Organizzazione per la sicurezza esterna), riconosciuto come organizzazione terroristica dall'Ue dopo l'attentato del luglio 2012 all'aeroporto di Burgas, in Bulgaria, in cui persero la vita cinque civili israeliani e un cittadino bulgaro. Nell'inchiesta ci sono altri quattro indagati al momento non noti. La donna ha preso parte a diverse manifestazioni a favore della Repubblica islamica dell'Iran, di cui sarebbe «fervente sostenitrice». In una dello scorso 25 aprile ha sfilato appunto avvolta nel vessillo a sfondo giallo con la figura di un fucile d'assalto. In un'altra occasione ha avuto uno scontro con i dissidenti del regime degli Ayatollah. La si vede in alcuni video finiti on line. Il sospetto è che l'indagata, come si legge nel decreto di perquisizione, faccia parte di una «più ampia rete di sostenitori delle Guardie repubblicane iraniane e di Hezbollah» presenti in Italia, «dediti alla propaganda radicale e all'istigazione a compiere azioni violente contro obiettivi legati ai Paesi ostili all'Iran».

Ad accendere il faro sui profili social della 34enne i simboli riportati, 46 post degni di attenzione investigativa e la frase nella biografia (in inglese) «Se non c'è giustizia per gli oppressi, che non ci sia pace per gli oppressori. Tutti gli occhi puntati su bandiere di Palestina, Libano, Iran, Siria», seguita dal link a «genocide.live». Nell'interrogatorio la 34enne avrebbe risposto alle contestazioni, spiegando le proprie ragioni.

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