Non si ferma il tour di Mr Report lungo lo Stivale. Nonostante la vicenda che lo vede da mesi sotto i riflettori sia tutt’altro che semplice e presenti risvolti alquanto “inusuali”, Sigfrido Ranucci continua imperterrito il giro d’Italia per presentare il suo ultimo libro, ‘Il ritorno della casta’.
Ieri è toccato ad Asiago, nel Vicentino, dove una platea piuttosto nutrita si è presentata per ascoltare il giornalista. Ma tra il pubblico c’era qualcuno che, più degli altri, aveva un motivo per prestare particolare attenzione alle parole di Ranucci. In terza fila sedeva infatti il dottor Roberto Rigoli, primario di microbiologia a Treviso e protagonista di uno dei servizi di Report.
Nel 2023, infatti, il programma di Rai 3 aveva portato alla ribalta il caso dei tamponi rapidi acquistati dalla Regione Veneto durante l’emergenza Covid, a seguito di un presunto parere scientifico alterato proprio dal dottor Rigoli, che si era ritrovato così indagato per falso e turbativa. A distanza di due anni, la magistratura si era pronunciata assolvendo Rigoli con formula piena, perché il fatto non sussisteva. Da Report, però, non c’era stato alcun aggiornamento, alcun seguito, nemmeno una riga.
D’altronde, buona notizia non fa notizia. Rigoli, invece, la notizia se l’era ricordata eccome. E aveva presentato denuncia contro Ranucci per diffamazione aggravata. Sicché, ieri sera, l’occasione era più che propizia: avere davanti a sé l’uomo che l’aveva esposto alla gogna mediatica in nome dello share, ascoltarlo, studiare le sue frasi, le sue parole, attendere l’attacco giusto. Ossia quel «noi di Report ci premuriamo sempre di aggiornare le vicende giudiziarie che trattiamo». E lì, la prima zampata: «Non è vero! Nel mio caso non è vero. Se lei ammette davanti a tutti l’errore, almeno di quella trasmissione lì, io sono felice».
Come riportato dal Corriere del Veneto, Ranucci ha risposto: «Io posso ammettere gli errori che vogliamo, ma se lei dice che in quella trasmissione abbiamo detto il falso, lei non dice il vero». E lì, la seconda zampata: «È bene dire che è stato colpito un innocente». Ed è qui che Ranucci prova a spostare il terreno dello scontro: «Se lo dice la magistratura, per me lei è innocente. Però, in questo momento, io non sono neanche indagato, ma sono quello che si è messo la bomba da solo». «Io sono solidale con sua figlia, perché sua figlia ha sofferto quanto mia figlia per tre anni, come ha sofferto la mia famiglia», chiosa il Primario con un ultimo colpo.
Parole che ricordano quelle dell’On. Cangiano, il quale proprio nei giorni scorsi aveva fatto notare le conseguenze del metodo Report, soprattutto sui familiari di chi finisce nel mirino della trasmissione. Un’eco mediatica che, spesso, può durare molto più a lungo di quella giudiziaria.
