Nessun contatto tra la moto dell’agente Francesco Imprezzabile e l’auto di Genti Berisha, il 26enne albanese fuggito all’alt lo scorso 23 giugno. Lo ha stabilito la perizia cinematica ora agli atti dell’inchiesta sulla morte del vigile, che aveva inseguito l’uomo a una velocità di 180 chilometri orari, ha poi perso il controllo del mezzo, è caduto e ha perso la vita.
La procura di Milano non ha contestato l’omicidio stradale, ma la morte come conseguenza di altro reato, ovvero la fuga pericolosa, anche questo contestato in modo autonomo. Le indagini sono state coordinate dalla pm Francesca Crupi. Aveva fatto scalpore la decisione della gip Giulia Masci aveva di scarcerare l’uomo, che era stato arrestato qualche ora dopo l’incidente in casa di un amico, disponendo per il giovane gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.
Interrogato e difeso dall’avvocato Fabrizio Cardinali, Berisha si era assunto “la piena responsabilità di aver fatto questo gesto istintivo, sconsiderato, valutando male la situazione da soggetto immaturo”. Si era detto “dispiaciuto” e aveva chiesto “scusa”. Si era reso conto che “se avesse ragionato, non sarebbe andato via e non si è accorto che l’agente era caduto”. Aveva continuato a sostenere che era scappato perché non voleva guaiper pochi grammi di droga che aveva con sé. Nelle indagini tre persone, intanto, erano state indagate per favoreggiamento e poi Berisha è finito in carcere per un procedimento a Brescia per traffico di droga. Nel procedimento milanese i familiari dell’agente sono rappresentati dall’avvocato Gabriele Maria Vitiello.
