Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 07:01
Cronaca giudiziaria

La festa in carcere dei “bombaroli” di Ranucci: “Si sono venduti tra loro, noi siamo stati uomini”. E spunta il soprannome di Lavitola: “Dottore”

Saranno sentiti a breve dagli inquirenti gli indagati accusati di avere piazzato l’ordigno sotto casa del giornalista. Intanto da alcune intercettazioni emerge il sospetto che sapessero chi era il vero mandante dell’attentato

Intercettazioni Ranucci-Lavitola

Sono ormai decisi a parlare, i quattro “bombaroli” dell’attentato al conduttore Sifrido Ranucci. E le loro rivelazioni saranno decisive per l’inchiesta sull’agguato dell’ottobre 2025 a Torvaianica, di fronte all’abitazione del giornalista. Si tratta di Antonio Passariello, Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis, che finora si erano avvalsi della facoltà di non rispondere. Secondo la ricostruzione del pm Edoardo De Santis, sarebbero stati assoldati dal braccio destro di Lavitola, Clesio Gomes Tavares, attualmente latitante in Camerun. Intanto, dagli atti emergono nuovi dettagli. Quando hanno sentito dire che il movente ipotizzato , cioè che l’attentato fosse una farsa organizzata per “fare del bene” a Ranucci, secondo quanto riporta il Messaggero “i detenuti esplodevano in una clamorosa manifestazione di giubilo, applaudendo e incitandosi vicendevolmente. Il gruppo attribuiva questa linea difensiva all’astuzia di Lavitola”.

E ancora: “Un ulteriore e significativo elemento di compiacimento per i tre detenuti risiedeva nella certezza che i progressi investigativi non derivassero da una loro debolezza o collaborazione, bensì da errori o “tradimenti” interni alla fazione dei mandanti, i quali secondo loro avrebbero iniziato a scaricarsi le colpe a vicenda: ‘Si sono venduti tra di loro, noi siamo stati uomini!’, dicevano, auspicando ulteriori e approfondite indagini". Lavitola, sentito dagli inquirenti, ha però rivendicato un’azione dimostrativa più lieve della “bomba”, fatta con gelatina della cava, che ha fatto saltare in aria le auto di Ranucci e della figlia. Ha ammesso di essere il mandante, ma ha detto di avere commissionato solo qualche colpo di pistola da sparare contro il muro.

I quattro verranno sentiti anche per chiarire se erano a conoscenza del fatto che la persona che gli aveva commissionato il delitto, cioè Tavares, era solo un intermediario di Lavitola. A De Filippis, intercettata, infatti, sfugge l’epiteto “Dottore”, che è il soprannome usato da Gomes per Lavitola. Eccola in una conversazione intercettata il 2 luglio, quando il nome del faccendiere non è ancora noto e la donna è irata, rivela La Repubblica. “Avete fatto una stro... pagherete, 2 anni, 3 anni”, urla. Aggiunge: “Noi andiamo piano: il Dottore... Clesio Gomes...”. Sempre il quotidiano spiega che Lavitola ora in cella per pericolo di fuga, ha chiesto di andare ai domiciliari, perché ha sempre comunicato i suoi spostamenti dopo le perquisizioni, ma a “pesare” per il mantenimento della misura del carcere c’è il fatto che quando è stato arrestato aveva la valigia pronta.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.