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Cronaca giudiziaria

Lavitola e la lettera dal carcere: “Non sono lucidissimo, ho chiesto di lavorare”

Il faccendiere in una lettera alla compagna italo argentina di cui il Tg1 delle 20 ha mostrato alcuni passaggi

Il padre di Lavitola curò da psichiatra Raffaele Cutolo

L’ex editore Valter Lavitola, arrestato con l’accusa di essere il mandante dell’attentato al conduttore di Report Sigfrido Ranucci, ha inviato dal carcere di Rebibbia una lettera destinata alla compagna italo argentina. È quanto riferito in un servizio del Tg1, che ne mostra alcuni passaggi. “Non sono lucidissimo, anche se sto bene - le ha raccontato Lavitola - Spero di avere i domiciliari, comunque ho chiesto di poter lavorare, qui in carcere ti assicuro è molto più pesante l’impotente attesa”. Nella lettera Lavitola ammette di aver commesso errori: “avrei dovuto ascoltarti - dice alla compagna - ma oramai è tardi”. In un passaggio l’imprenditore sostiene di “essere stato abbandonato” dall’ex premier Silvio Berlusconi. In un altro passaggio scrive: “Ho provato sofferenze e frustrazioni”.

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