Otto anni di carcere a Franco Vacchina per aver travolto e ucciso una 20enne a 212 chilometri l’ora. Sentenza che soddisfa solo a metà l’accusa e la madre della vittima. Per il pm Sara Paterno quella di Vacchina, 63 anni rivenditore di pneumatici, e di Davide Bertello, 41 anni, alla guida di una seconda auto, era una vera e propria gara fra supercar, due Porsche 911 GT3 RS prese a nolo, lungo l’autostrada Asti-Cuneo. Nel rito abbreviato il pm ha chiesto 10 anni di reclusione per il primo e cinque anni per il secondo. Ma il giudice del Tribunale di Asti, Matteo Bertelli Motta, credendo alla sua versione, ovvero che i due non si conoscevano e che non stavano gareggiando, assolve Bertello nonostante non si sia fermato a prestare aiuto.
Le indagini della polstrada di Brà ricostruiscono il dramma. È l’11 dicembre: Matilde Baldi, studentessa universitaria, termina
il suo turno di lavoro al Caffè Vergnano, al centro commerciale Il Borgo. La madre Elvia Pia l’aspetta per riportarla a casa. Con la loro Fiat 500 imboccano l’A33 verso Montegrosso d’Asti dove vivono. Pochi chilometri dopo le raggiungono due Porsche che «volano» sulla striscia di asfalto esattamente a 212,39 chilometri orari. Dalle telecamere si vede che le auto zigzagano fra loro. L’utilitaria, che viaggia a 70 km/h, si para loro davanti come fosse un muro. I due «piloti» tentano l’impossibile per evitare lo schianto. Bertello sterza e non le centra per un soffio, Vacchina no. «Mi sono ritrovata a parecchi metri di distanza con il muso dell’auto rivolto nel senso opposto di marcia», dirà la madre di Matilde agli inquirenti. La dinamica è chiara: la Porsche di Vacchina tampona in pieno la 500 mandandola in testacoda. L’uomo, però, si ferma. Le condizioni delle due donne sono gravissime. Vacchina si avvicina:
«Non si preoccupi signora, è tutta colpa mia», dice mentre attende i soccorsi. Bertello, invece, prosegue la corsa e scompare per presentarsi, solo giorni dopo, in questura «aggiudicandosi» anche l’accusa di omissione di soccorso. La corsa all’ospedale di Alessandria, la terapia intensiva, il coma: la ragazza muore cinque giorni dopo.
L’arresto per Vacchina scatta a gennaio quando viene trovato nel deposito giudiziario nonostante la vettura fosse sotto sequestro. All’accusa di omicidio stradale si aggiunge il tentativo di inquinare le prove. Oltre ai familiari della vittima, assistiti da Pierpaolo Berardi, anche il fidanzato di Matilde, Francesco Tozaj, si è costituito parte civile.
