Il nome di Ranucci è stato ovviamente oggetto dell’interrogatorio di Lavitola nell’occasione in cui ha confessato di essere l’unico mandante dell’attentato contro l’amico fraterno. Come ha spiegato l’avvocato nell’intervista rilasciata sia al Corriere della Sera che al Messaggero “si è parlato, in risposta a una domanda della gip, di questo come di una possibilità. Ranucci potrebbe aver pensato, ma solo in seguito all’attentato, pianificato in autonomia, che si trattava di un progetto dello stesso Lavitola, suo amico”.
Secondo quanto ci risulta, infatti, avrebbero sottoposto a Lavitola l’intercettazione in cui diceva a Ranucci “me la vedo io” relativamente alla possibilità e volontà del faccendiere di far aumentare il livello della scorta dell’amico. Ma c’è anche un altro nome su cui ci si è concentrati nelle sei ore in cui il faccendiere si è trovato davanti al pm Edoardo De Santis e alla Gip Iole Moricca. All’ex direttore dell’Avanti è stato infatti chiesto il motivo per il quale Daniele Autieri, uno dei più stretti collaboratori di Sigfrido Ranucci, lo abbia contattato la sera della perquisizione mandandogli un messaggio su Signal.
Sembrerebbe, infatti, che la motivazione adotta dall’inviato di Report, secondo cui quella conversazione sarebbe avvenuta solo per scopi giornalistici, non convincerebbe chi sta conducendo le indagini. Prima di tutto era un frangente in cui Report si trovava già nella pausa estiva: che servizio avrebbe dovuto quindi realizzare Autieri sulla questione? E, secondo, quel messaggio viene mandato subito prima che Ranucci (è stato lui ad avvisare Autieri della perquisizione) chiamasse Lavitola e stesse due ore al telefono con lui.
