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Bologna

Morte di Fakir, parla l’avvocato dei poliziotti: “Hanno seguito il protocollo”

Gabriele Bordoni ha raccontato le immagini della webcam

L'intervento degli agenti per calmare Abderrahim Fakir, terminato nell'immobilizzazione che ne ha causato la morte, Bologna, 23 luglio 2026. ANSA

Le immagini della bodycam di uno degli agenti intervenuti al Pilastro di Bologna dopo le chiamate dei residenti stanno chiarendo gran parte dei dubbi e sgombrando il campo dalle polemiche pretestuose di chi, fin dall’inizio e senza sapere, ha puntato il dito contro i poliziotti per la morte di Abderrahim Fakir. “Le immagini della bodycam del poliziotto mostrano i due agenti mentre intervengono cercando di fermare Fakir, interponendosi fra lui e le persone che erano scese dalla macchina che il 42enne aveva colpito: si vede che finisce a terra senza violenza, a sedere, in modo delicato”, ha spiegato l’avvocato Gabriele Bordoni, che rappresenta i due agenti, a La Stampa.

Quindi, ha sottolineato, “a partire dal momento in cui viene messo in sicurezza dagli agenti, sono i sanitari a dover dare indicazioni ai poliziotti per liberarlo, così come sarebbero potuti intervenire loro, i volontari della Croce Rossa, se avessero osservato eventuali abnormità dei poliziotti mentre cercavano di immobilizzarlo”. Ma i sanitari sono intervenuti solo quando Fakir non ha più risposto. Quello dell’auto medica è un tema, perché gli agenti l’hanno chiamata, così come i volontari del 118, ma è arrivata mezz’ora dopo e se questo possa essere stato dirimente, ha sottolineato Bordoni, “ce lo faremo dire dai medici legali nominati dalla procura, allo stato non sappiamo se la presenza di un medico avrebbe avuto un’efficacia salvifica, bisognerà aspettare l’autopsia”. Ma, ha aggiunto, “ci fosse qualcosa di macroscopico, capiremo qual è la causa di morte. Una storia tristissima, ma tutto quel che potevano fare i poliziotti l’hanno fatto, e non si può buttare la croce addosso ai quattro volontari”.

L’avvocato difende l’operato dei suoi assistiti, ribadendo che, se in altri casi c’è stata “inappropriatezza” nell’intervento, in questo “gli agenti erano molto consapevoli: il taser non poteva essere usato e non l’hanno fatto, e lo spray al peperoncino è stato impiegato per un paio di secondi quando hanno capito che non c’era altro modo di farlo smettere di mordere”. E sulle polemiche, il legale prende una posizione netta: “Trovo inaccettabile schierarsi pro o contro la polizia, la difesa o l’attacco aprioristico sono atteggiamenti beceri, mentre questo è un tema puramente tecnico. Non si può chiamare assassini gli agenti, ma l’intervento del governo è altrettanto fuori luogo nel momento in cui prende le difese della polizia in un caso in cui dall’altra parte non c’era un bandito, ma una persona che stava male. Si deve entrare nel dettaglio, non parlare in astratto. Soltanto così si rende giustizia alla verità”.

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