Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 18:29
Cronaca giudiziaria

Caso Giulio Regeni, condannati tre 007 egiziani: dieci anni per il sequestro e torture, cade l’accusa di omicidio

Assolto un quarto agente. Lo Voi: “L’impianto accusatorio ha retto”. La famiglia Regeni: “La nostra fede nella giustizia è stata ben riposta”

regeni
Giulio Regeni (foto archivio Sindaci ragazzi Fiumicello). 25 GENNAIO 2016 - Si perdono le tracce di Giulio: il giovane ricercatore, dottorando a Cambridge, sparisce nei pressi di piazza Tahir, al Cairo.

Dopo oltre otto ore di camera di consiglio, la Prima Corte d’Assise di Roma ha condannato tre agenti dei servizi segreti egiziani imputati nel processo per il sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore friulano ucciso al Cairo nel 2016. Il quarto imputato è stato invece assolto.

La Corte ha inflitto dieci anni di reclusione ai colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim e al maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Per Sharif la procura aveva chiesto la condanna all’ergastolo. Assolto, invece, il generale Tariq Sabir.

I tre 007 egiziani sono stati condannati per il sequestro e le torture inflitte a Giulio Regeni, mentre la Corte ha escluso le aggravanti contestate e non ha riconosciuto la loro responsabilità per l’omicidio. Il sequestro del ricercatore italiano avvenne al Cairo il 25 gennaio 2016.

I giudici hanno inoltre dichiarato i tre condannati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici e in stato di interdizione legale per tutta la durata della pena. Al termine dell’espiazione è stata disposta anche la misura di sicurezza della libertà vigilata per tre anni.

La Corte ha disposto anche il risarcimento delle parti civili costituite: i genitori di Giulio Regeni, la sorella Irene e la Presidenza del Consiglio dei ministri. È stata stabilita una provvisionale di 200mila euro per Paola Deffendi e Claudio Regeni, 100mila euro per Irene Regeni e 150mila euro per la Presidenza del Consiglio.

I tre imputati sono stati inoltre condannati a rimborsare le spese per l’assistenza e la rappresentanza delle parti civili, liquidate in 17.299 euro per Paola Deffendi e Irene Regeni, 8.930 euro per Claudio Regeni e 8.477 euro per la Presidenza del Consiglio dei ministri.

Alla lettura del dispositivo erano presenti in aula i familiari di Giulio Regeni insieme alla loro legale, l’avvocata Alessandra Ballerini, il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, titolare dell’inchiesta, e il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi.

Proprio Lo Voi, al termine dell’udienza, ha sottolineato che sarà necessario attendere le motivazioni della sentenza per comprendere nel dettaglio il ragionamento seguito dalla Corte. Secondo il procuratore, tuttavia, “la parte sostanziale dell’impianto accusatorio ha retto”, considerando che sono arrivate tre condanne su quattro, anche se non per tutti i reati contestati.

Lo Voi ha inoltre evidenziato come il risultato sia stato raggiunto “nonostante una collaborazione non proficua da parte delle autorità egiziane”. “Siamo soddisfatti per avere tirato fuori questo procedimento dal pantano in cui era finito”, ha aggiunto, ricordando anche il passaggio davanti alla Corte costituzionale, che ha consentito di arrivare alla celebrazione del processo davanti a una Corte d’Assise “autonoma e indipendente”.

Il procuratore ha infine sottolineato come, pur in assenza degli imputati, questi siano stati “egregiamente rappresentati” nel corso del procedimento.

Soddisfazione è stata espressa anche dall’avvocata Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni. “È evidente che bisognerà leggere le motivazioni, ma oggi sappiamo che la nostra fede nella giustizia è stata ben riposta”, ha dichiarato dopo la sentenza.

“Da oggi tutti i cittadini del mondo possono sentirsi più sicuri, da stasera tutti i regimi del mondo e i loro apparati, le loro divise, saranno costretti a ricordarsi che la dignità delle persone è inviolabile così come i loro corpi”, ha aggiunto Ballerini.

La legale ha poi richiamato il messaggio inviato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla famiglia Regeni in occasione del decimo anniversario della scomparsa di Giulio: “Verità e giustizia non devono prestarsi a compromessi, non solo a tutela delle legittime aspettative dei familiari, ma a presidio dei principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale”.

“Queste parole oggi hanno trovato concretezza in una sentenza emessa nel nome del popolo italiano che costituisce appunto un presidio per tutti i Giulio e le Giulie del mondo”, ha proseguito Ballerini. “Ed è questo presidio che abbiamo sempre chiesto e invocato al di là delle singole condanne: è evidente che l’impianto probatorio sostenuto dalla procura ha superato il vaglio della Corte”.

Sulla sentenza è intervenuto anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha sottolineato come “non è stato condannato l’Egitto, sono state condannate tre persone”. “C’è la separazione dei poteri, la sentenza è di primo grado: c’è stata una condanna”, ha spiegato a margine di un evento promosso da Lilly a Milano. Tajani ha poi ricordato che il procedimento giudiziario non si è concluso: “Vedremo quello che succederà in secondo e in terzo grado”. Il ministro ha aggiunto che “c’è stato un omicidio, quindi è stata una cosa non accettabile”.

Rispondendo infine a una domanda sulla collaborazione delle autorità egiziane, Tajani ha ribadito che “noi abbiamo sempre chiesto collaborazione”, aggiungendo: “Sono stati condannati e la giustizia farà il suo corso”.

Commenti