Otto anni per narcotraffico. A tanto è stato condannato Genti Berisha, il 23enne di origini albanesi che il 23 giugno ha provocato l’incidente stradale nel quale è morto, a 39 anni, l’agente della Polizia Locale di Milano Francesco Imprezzabile (nella foto). L’uomo al volante dell’Audi Q8 lanciata a folle velocità per le vie di Peschiera Borromeo, che Imprezzabile stava inseguendo quando ha perso il controllo della sua moto e la vita, è ritenuto dal giudice dell’udienza preliminare di Brescia uno dei componenti del cartello albanese che faceva capo a Gerardo e Shkelquim Pashja, elementi di punta del clan dei Cela di Elbasan. Un’organizzazione capace di far arrivare cocaina purissima in tutto il continente.
Sul conto di quel gruppo gli uomini del Servizio Centrale Operativo, della Sisco e della Squadra Mobile di Brescia, sotto il coordinamento della Dda, c’erano arrivati nel 2021, dopo che la Polizia Stradale aveva intercettato in autostrada a Verona uno dei «corrieri» con 250 chili di cocaina. Da quel sequestro e da altre operazioni apparentemente scollegate, gli agenti coordinati dal sostituto procuratore Roberta Panico hanno ricostruito l’intera filiera: dalla base dei corrieri e dei custodi fino al vertice, occupato dai fratelli Pashja. La droga arrivava a Rotterdam e ad Anversa e raggiungeva il Nord Italia, in particolare la provincia di Brescia.
Berisha, secondo gli inquirenti, era tra i corrieri più mobili e operativi: riscuoteva denaro dai grossisti in mezza Europa e spostava carichi. Arrestato in Albania, estradato in Italia nel giugno 2025, era finito prima ai domiciliari con braccialetto e poi, progressivamente, a misure sempre più blande, fino all’obbligo di presentazione bisettimanale. È in quel regime di libertà controllata che la sera del 23 giugno si è ritrovato al volante dell’Audi, ha forzato un posto di blocco a Ponte Lambro e ha innescato l’inseguimento mortale.
È su questo punto che interviene, tagliente, Riccardo De Corato, deputato di Fratelli d’Italia. «Non posso fare a meno di chiedermi perché tale individuo fosse agli arresti domiciliari pur essendo già sottoposto a un processo che implicava un reato così grave. Evidentemente la magistratura talvolta è troppo clemente con i delinquenti». Un atteggiamento che purtroppo poi pagano i cittadini onesti» .
