La Corte Suprema della Finlandia ha posto la parola fine a una complessa vicenda giudiziaria iniziata nel maggio 2017 presso la stazione di polizia di Hämeenlinna. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d’Appello, sancendo la piena correttezza dell’operato degli agenti che avevano rimosso con la forza l’hijab a due richiedenti asilo che si rifiutavano di scoprirsi il capo per le foto identificative. Questa decisione è fondamentale perché crea un precedente per l’applicazione delle norme di sicurezza nei casi futuri.
Il caso nasce dalla necessità degli agenti di completare l’iter procedurale per le domande di asilo delle due donne. Per procedere, gli ufficiali di servizio dovevano scattare le immagini conformi agli standard e quindi hanno chiesto alle richiedenti di rimuovere il velo, trovando ferma opposizione da parte di entrambe che hanno avanzato ragioni di carattere religioso. A fronte della necessità di scattare foto a volto e capo scoperto a garanzia dell’inconfondibilità dei tratti somatici della persona ritrattata, l’ispettore responsabile del commissariato ha autorizzato, se necessario, l’uso della forza per superare il rifiuto delle donne. È stata quindi presentata denuncia nei confronti di 7 persone tra agenti di polizia e guardie di sicurezza, imputati per presunte lesioni, istigazione e violazione dei doveri d’ufficio.
Nel settembre 2022, il Tribunale distrettuale di Kanta-Häme ha respinto integralmente le accuse, con un verdetto poi confermato dalla Corte d’Appello nel 2024, che ha chiarito che il personale di polizia non aveva alcuna ragione giuridica per disattendere i regolamenti ufficiali vigenti, escludendo qualsiasi profilo di reato nella loro condotta. L’ultimo pronunciamento della Corte Suprema ha blindato definitivamente questa lettura del diritto, ribadendo che l’esigenza di fotografare le richiedenti asilo senza velo risponde a una primaria funzione di interesse pubblico: garantire la correttezza formale della procedura e verificare in modo certo e inequivocabile l’identità di chi chiede ingresso nel Paese. La Corte ha riconosciuto che l’operato delle forze dell’ordine si è svolto nell’alveo della piena legittimità.
