Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:42
Cronaca giudiziaria

Raffica di insulti social alla toga che ha scarcerato Siher

Il giudice Tiziana Landoni finisce nel mirino del web dopo la decisione sul ricercatore pro Pal. Attacchi pesantissimi contro il magistrato, ma in alcuni post viene pubblicata per errore la foto della pm Francesca Crupi

Youssef Siher esce dal carcere di San Vittore, Milano, 28 ottobre 2026 Ansa / Paolo Salmoirago

Insulti pesantissimi e attacchi personali sui social contro Tiziana Landoni, il gip di Milano che ha deciso di rimettere in libertà Youssef Siher, amministratore dei canali social del “Movimento 17 ottobre”. Nelle ultime ore la toga è finita nel mirino di numerosi post e commenti comparsi sul web, anche sotto articoli dedicati alla scarcerazione del trentenne coinvolto nell’inchiesta sui disordini di Milano.

E non è tutto. In alcuni dei messaggi offensivi, infatti, vengono pubblicate fotografie del pm Francesca Crupi, scambiata erroneamente per il giudice Landoni. Proprio Crupi è la titolare delle indagini su Siher e aveva chiesto la convalida del fermo e l’applicazione della custodia cautelare in carcere. Le immagini del pubblico ministero sono così finite al centro degli attacchi rivolti al gip, nonostante i due magistrati abbiano assunto posizioni differenti sul provvedimento.

La decisione della Landoni, arrivata ieri, aveva provocato forti reazioni politiche. Il giudice aveva respinto la richiesta della Procura, ritenendo insussistenti i presupposti per convalidare il fermo e applicare la misura cautelare. Secondo il gip, inoltre, i messaggi pubblicati da Siher non contenevano concreti incitamenti alla violenza, ma espressioni di critica politica, seppure caratterizzate da toni particolarmente duri. Da qui la scarcerazione del ricercatore, fermato nell’ambito dell’inchiesta sulle mobilitazioni successive agli scontri del 17 e 18 ottobre.

Ad alimentare le polemiche era stata anche la notizia - riportata dal Giornale - della firma della Landoni all’“Appello dei giuristi per Gaza”, un documento pubblicato dalla rivista Giustizia Insieme. Il nome del magistrato compare infatti nell’elenco dei sottoscrittori dell’iniziativa, una circostanza finita al centro del dibattito sulla decisione giudiziaria. Ora, alle contestazioni sul provvedimento si aggiungono gli insulti personali comparsi in rete.

Commenti