La querelle tra il presidente del Senato, Ignazio La Russa, e la storica e docente Michela Ponzani, sta facendo molto discutere. Ora nell’agone entra anche Maurizio Murelli, noto militante ed ex esponente di estrema destra, condannato per i fatti legati al “giovedì nero” di Milano del 1973, che ricostruisce quanto accaduto quel giorno, quando perse tragicamente la vita l’agente di polizia Antonio Marino a causa del lancio di una bomba a mano. “Mi da fastidio il fatto che mi costringiate a difendere La Russa (per il quale non nutro alcuna simpatia, né politica né personale) e a dire che la professoressa Ponzani con tutta probabilità perderà la causa. La manifestazione era stata autorizzata e in tarda mattinata proibita. La Russa, con Petronio, Servello, Ciccio Franco e altri, in una sorta di mini corteo si recarono da via Mancini in Prefettura per recriminare sul divieto”, scrive in un commento social Murelli.
“Nel frattempo, nel primo pomeriggio, ci fu la concentrazione in piazza Tricolore dei manifestanti (era quello il luogo dove si doveva tenere la manifestazione). In quella piazza erano giunti ANCHE manifestanti che non erano a conoscenza del divieto. La polizia caricò per disperdere il concentramento e da lì iniziarono i disordini e i fatti che ne seguirono. In Piazza Tricolore non c’era alcun dirigente missino. Dunque La Russa non partecipò ad alcuna manifestazione. Questa è la storia che risulta anche dagli atti giudiziari”, ha concluso Murelli.
Il presidente del Senato si è detto “pronto a rinunciare ad adire le vie legali qualora la signora Michela Ponzani chiedesse immediatamente scusa. Lo stesso discorso vale per gli altri soggetti nei cui confronti sono state avviate verifiche su quanto da loro detto o scritto su di me. In tutta la mia vita ho querelato una sola persona, e l’ho fatto perché aveva offeso la memoria di mio padre a oltre dieci anni dalla sua scomparsa. Questa volta, invece, mi trovo di fronte a una fake news gravemente lesiva della mia onorabilità, basata sul travisamento di fatti risalenti a oltre cinquant’anni fa e strumentalmente utilizzata oggi nel tentativo di impedirmi di condannare, senza se e senza ma, le violenze avvenute sabato 17 ottobre. Pretendo le scuse”.
La professoressa, però, sostenuta anche dalla sinistra, sembra irremovibile: “La Russa era a capo di un corteo vietato dal prefetto di Milano per motivi di ordine pubblico. È cronaca riportata da varie fonti: noi storici non ci inventiamo le notizie. Se il presidente La Russa vuole querelarmi semplicemente per aver ricordato un fatto storico deve querelare tutti gli autori di libri che riportano questo fatto, l’archivio centrale dello Stato che conserva ancora oggi la documentazione della questura e della prefettura di Milano, i giornali dell’epoca, i fascisti del movimento sociale e del fronte della gioventù di cui La Russa era segretario, che hanno devastano Milano e ucciso un agente di polizia di 22 anni. Non ho detto che La Russa ha responsabilità dell’omicidio, ho detto che era presente a quella manifestazione”.
