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Cronaca giudiziaria

Quando Siher accusava Bignami: “Solidarizza sempre con la polizia”

Spunta un pezzo dell’ex firma del Fatto sull’egiziano morto a Bologna. Le accuse al capogruppo Fdi alla Camera e le minacce a Donzelli mai cancellate né condannate nella chat degli scontri del Movimento 17 Ottobre

L�uscita di Youssef Siher dal carcere di San Vittore, Milano, 28 Ottobre 2026. ANSA/MATTEO CORNER

Dopo la scarcerazione di Youssef Sehir decisa dal gip milanese Tiziana Landoni che ha fatto discutere per l’assenza dei messaggi di violenza contro governo, Parlamento, Quirinale ed esponenti politici come il parlamentare Fdi Giovanni Donzelli (), spunta un suo vecchio articolo sulla morte di Abderrahim Fakir, l’egiziano morto a Bologna per problemi legati all’uso di cocaina e problemi di cuore per cui sono accusati i poliziotti che hanno cercato di bloccarlo. Per l’ex collaboratore del Fatto considerato vicino ad Hamas e già collaboratore del network televisivo filo-Hezbollah El Mayadeena (come rivelato dal Giornale chiuso dal Governo d’Israele nell’aprile 2024), famoso per aver definto l’attacco terroristico di Hamas dell’8 ottobre come «il primo raggio dell’alba di una nuova era», e «il prologo della fine del sionismo», il 23 luglio su Voice over foudation in un suo articolo del 23 luglio di quest’anno Siher si lamentava (https://www.voiceoverfoundation.org/en/miccia-mag/fakir-e-la-caccia-allo-straniero-di-stato-siher) della «solidarietà preventiva alle forze dell’ordine» del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami: «Quella di Bignami è la grammatica con cui, sistematicamente, la destra di governo italiana si rapporta a ogni episodio di violenza istituzionale». In questo articolo Siher, convinto che in Italia esista «una caccia di Stato allo straniero», sostiene nel suo pamphlet che nel nostro Paese esista, da tempo, «un continuum che va dalla denigrazione simbolica — il linguaggio, gli stereotipi, la sistematica costruzione del corpo “razzializzato” (racialized, ndr) come pericoloso — fino alla violenza fisica, e che spesso quella violenza arriva proprio dalle istituzioni che dovrebbero, in teoria, tutelare tutti allo stesso modo».

Bignami sarebbe l’interprete di questa caccia allo straniero insieme all’ex leghista Roberto Vannacci ed all’eurodeputata del Carroccio Silvia Sardone: «Quello che hanno fatto, in questi anni, non è vincere un dibattito: è sfondare una porta. Hanno reso pubblicamente pronunciabile, in sedi istituzionali, in tribune elettorali, in libri con tanto di endorsement di governo, un linguaggio che in una società sana dovrebbe essere confinato ai margini più estremi del discorso pubblico».

Chi scrive contro tre politici di area centrodestra, indicandoli come bersagli della lotta politica, è la stessa persona che definisce la barbarie del 7 ottobre come «un momento cruciale in cui gli effetti cumulativi di una prolungata sottomissione e lo spirito indomito della resistenza convergono, catalizzando un movimento verso l’autodeterminazione e la liberazione» e la «gloriosa lotta di liberazione nazionale» condotta dall’organizzazione terroristica di Hamas. A dimostrazione che nella sua chiamata a «rovesciare tutto attraverso una rivoluzione totale», o le «evocate azioni di disobbedienza civile» (come le definisce il gip milanese che l’ha scarcerato), Siher contempli anzi giustifichi anche il ricorso alla violenza indiscriminata contro persone innocenti ed alla lotta armata. Quella che ha teorizzato sulla chat Telegram di cui era amministratore.

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