Fa ancora discutere la decisione del gip milanese Tiziana Landoni di non confermare gli arresti per Youssef Siher, l’ex collaboratore del Fatto e di una tv vicina a Hezbollah (come ha scritto il Giornale già il 25 ottobre), anticipata da una campagna stampa buonista che ha disinnescato su molti giornali le accuse mosse dalla Procura di Milano all’estremista proPal. Il Giornale ha intercettato in esclusiva alcuni dei messaggi scambiati nella chat Telegram del Movimento 17 Ottobre, pubblicati dalla chat di estrema destra «Der Einzige» sempre su Telegram che i lettori conoscono bene. Si tratta di doxxer, cioè di esperti capaci di risalire all’identità di chi ha partecipato alla chat creata da Youssef Sehir e ai messaggi da loro scritti. Ci sono nomi, cognomi e numeri di telefono di ognuno di questi soggetti che ha scritto, resi pubblici senza compiere reati ma risalendo alla loro identità digitale tramite strumenti di Osint, ovvero open source intelligence. Sono messaggi inediti, alcuni mai neanche confluiti nel provvedimento di fermo per l’uomo che avrebbe voluto cavalcare politicamente la rivolta - mai fortunatamente iniziata - dello scorso weekend.

Ma cosa c’è scritto in queste chat di cui il giudice per le indagini preliminari di Milano Tiziana Landoni non sembra essere al corrente? Ci sono messaggi di odio verso negozi e marche specifiche, ma anche personalità politiche come il coordinatore nazionale Fdi Giovanni Donzelli o l’intero governo dela Repubblica. Nella gallery collegata pubblichiamo le chat più significative, estratte dalla chat Telegram passata al setaccio dalla Procura.

Il 22 ottobre - alla vigilia delle manifestazioni previste per sabato 24 ottobre - un utente pubblica un messaggio ufficiale indirizzato a coloro che sarebbero andati a manifestare: «Per chi va a manifestare: Se volete spaccare negozi o rubare, fatelo allo stato e ai negozi ricchi di moda (Vuitton, Rolex, Nike ecc). Non toccate le persone comuni e i loro negozi. Va bene manifestare con rabbia ma bisogna usare la testa, e lasciare fuori chi non c’entra niente. Consiglio a tutti di fare rifornimento cibo e acqua per voi e la vostra famiglia. Serviranno tra pochi giorni. Fatevi una dispensa di cibo che dura e si conserva. A testa alta ci riprendiamo tutto da questo stato criminale». Insomma, nella chat creata da Youssef Siher, di cui è l’amministratore e quindi responsabile dei contenuti violenti che non ha cancellato, si preparavano le devastazioni che sono saltate grazie all’intervento preventivo delle forze dell’ordine.

Ed è proprio il 22 ottobre che il Movimento 17 Ottobre annuncia che avrebbe disatteso le piazze prestabilite per comunicare solo mezz’ora prima i luoghi dei raduni per ogni città, all’evidente fine di sfuggire ai cordoni di polizia. Una strategia che si allinea con un messaggio di un altro utente, postato sempre nella chat Telegram creata da Siher: «Anche io sono in Francia e vi confermo che le piazze non sono strutturate. Il segreto è proprio che sono diffuse, imprevedibili e creano scompiglio dove non se lo aspettano. Blocchi ovunque, distruzioni di banche, vetrine di lusso, municipi. Liberare e prendersi le città. Questo è». Messaggio con cui lui interagisce, di fatto approvandolo.

Diversi utenti sostengono apertamente ed istigano alla devastazione: «Spaccare una multi che paga i commessi una miseria vende una maglia a 200 euro è giusto». E un altro utente: «Spaccare le banche è giusto». A cui segue il commento di un altro utente ancora: «Spaccare gli istituti di credito è giusto». Il consenso sull’azione violenta è un dato condiviso da diversi utenti della chat Telegram del Movimento 17 Ottobre: «Sono d’accordo a far esplodere i negozi». Un utente il 19 ottobre 2026 cerca il consenso su un possibile obiettivo: «Saccheggiare multinazionali: GIUSTO. io proporrei APPLE». E ancora: «Svaligiare Carrefour è giusto, fine».
Poi ci sono le minacce ai politici e a Palazzo Chigi. Nei messaggi rintracciati da Der Enzige e letti in esclusiva da Il Giornale, il 21 ottobre un utente suggerisce esplicitamente di pianificare il sovvertimento del governo guidato da Giorgia Meloni usando il metodo della violenza: «...ci si potrebbe mettere d’accordo per unire queste manifestazioni disparate e disperse in un’unica grande massa su Roma, fissare una data in cui convergere tutti nella Capitale, una massa enorme di gente sulle diverse piazze del potere, davanti Montecitorio, Madama e Palazzo Chigi per forzare la caduta del governo. In quell’occasione la coesione tra noi deve essere massima e la violenza può prendere spazio ma sempre e solo nei confronti di eventuali forze dell’ordine che bloccheranno il passaggio, non bisogna commettere pura devastazione e sciacallaggio.

Nella chat si parla anche di adottare tattiche di guerriglia per disfarsi temporaneamente di un numero significativo di forze dell’ordine: «Ma se si lancia la merda agli sbirri durante le cariche? Sembra stupido ma se ci pensate loro non staranno mai delle ore a fare il loro lavoro col puzzo di merda, quelle divise poi saranno anche inutilizzabili fino a lavanderia. Meno sbirri durante le manifestazione, la merda ha un costo di produzione abbastanza irrisorio se ci pensate». L’intento è palese: «Ragazzi dovremmo fare un colpo di Stato», «bisognerebbe distruggere i ripetitori della Rai» e, come suggerisce un altro utente, «magari spaccare anche il muso a Donzelli», vale a dire il parlamentare responsabile organizzativo di Fratelli d’Italia. Tanto che, laddove si fosse organizzata una manifestazione a Roma per assaltare Montecitorio, un utente afferma che «qualche fascio esaltato torna a casa senza ginocchia».

Messaggi che trovavano spazio nella chat di migliaia di utenti creata da Youssef Siher e da cui il medesimo non risulta mai avere preso le distanze. Ma perché le chat che la Procura ha messo nella richiesta di fermo in una indagine per terrorismo non fanno alcun riferimento all’assalto minacciato a Montecitorio ed agli esponenti del governo ma anche al Quirinale? Nell’istanza di fermo non ci sono i messaggi che danno le linee di indirizzo su cosa sfasciare e cosa no, chi aggredire e chi no? Chi amministra un gruppo Telegram dove si incita alla devastazione, alla violenza contro le istituzioni e chi li rappresenta, se non cancella questi contenuti, non si dissocia e non blocca gli utenti, ne è complice. Sappiamo che alcuni messaggi sono stati cancellati dagli admin, così come alcuni accessi «sospetti» di possibili agenti, bot o persone di destra, sono stati bloccati. Perché gli accessi sì e i messaggi no?
«Siher scriveva come gruppo del canale, come admin anonimo, e non si poteva rintracciare tramite gli strumenti di cui dispongo», scrive il coordinatore della pagina Der Einzige, «non so se la mia lista abbia contribuito, oltre a fargli annullare le azioni che aveva pianificato, anche al suo arresto. Ma i contenuti non lasciano spazio ad interpretazione: vuole infiltrarsi nella sinistra italiana per prenderne le redini e islamizzarla, ed è esattamente ciò che ha provato a fare con il Movimento 17 Ottobre». Con l’aurea da martire che la scarcerazione gli ha dato sarà ancora più facile.
