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Politica estera

Israele, al via lo spoglio: il Likud di Netanyahu primo partito, ma il blocco di Eisenkot potrebbe avere più seggi. Nessuna delle due parti verso la maggioranza

Alle 20:00 l’affluenza alle urne era del 74,3%, superando il totale delle elezioni del 2022

Affluenza da record per questo rinnovo della Knesset al fulmicotone. I primi exit poll mostrano che il blocco di partiti a guida ebraica che si oppongono a Benjamin Netanyahu è il più numeroso e si prevede che conquisterà un totale di 52 seggi, contro i 50 seggi dei partiti che sostengono il primo ministro.

L’emittente Channel 12 prevede che il Likud conquisterà 24 seggi su 120, contro i 22 di Yashar. Nel complesso, il blocco anti-Netanyahu guidato da Gadi Eisenkot conquisterebbe più seggi, ottenendone 52, contro i 50 del blocco guidato dal premier. Si prevede, inoltre, che i partiti a guida araba, che non fanno parte del blocco sionista anti-Netanyahu, conquisteranno 18 seggi.

Pertanto, nessuno dei due schieramenti raggiunge la maggioranza di 61 seggi necessaria per formare un governo. Entrambi i blocchi dovranno ora rimboccarsi le maniche per cercare di formare una coalizione: qualora nessuno dovesse riuscirci, gli israeliani dovranno tornare alle urne tra pochi mesi. Si riaffaccia, dunque, lo spettro del caos del 2019-2022, con i suoi cinque turni elettorali.

Al terzo posto, B’Yachad di Naftali Bennett dovrebbe conquistare 12 seggi, seguito dalla Lista Unita, a guida araba, con 11 seggi. I due piccoli partiti, i Riservisti non allineati e il partito di destra Popolo d’Israele, non riusciranno a raggiungere la soglia minima del 3,25% dei voti necessaria per entrare nella Knesset.

Il Primo Ministro, che ambisce a rimanere al suo posto, respingendo l’avanzata dei partiti di opposizione, ha esortato per tutto il giorno gli elettori a “correre alle urne”, allarmato dall’elevata affluenza alle urne nelle aree arabe e di sinistra.

La Commissione elettorale centrale ha respinto questa sera la richiesta del Likud e dei partiti alleati di estendere l’orario di voto oltre le 22:00. Il comitato ha sostenuto che, dopo aver discusso la richiesta, “è stato stabilito che, allo stato attuale, non vi sono motivi giustificativi per estendere l’orario di votazione”. Il comitato ha concesso il posticipo solo nell’insediamento ebraico di Hebron, in Cisgiordania, a causa di un’interruzione di corrente.

Mentre l’affluenza complessiva alle urne a livello nazionale si attestava al 74,3% alle 20:00, alcune città hanno registrato tassi di partecipazione molto più elevati. In cima alla lista si trova la cittadina costiera di Bat Hen, dove ha votato ben il 97,9% degli aventi diritto. Tra le città più grandi, si segnalano i casi anomali come Rosh Haayin con un’affluenza del 79%; la città beduina di Rahat con il 79,8%; e Modiin Illit con il 77,3%. Alle 20:00, l’affluenza alle urne a Tel Aviv si attestava al 63,6%, seguita da Gerusalemme con il 62%, e da Haifa con il 59,8%.

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