Caro Direttore, sono passati 5 anni dall’ultimo 007-James Bond, chiuso con la morte del famoso agente segreto britannico interpretato da Daniel Craig. Il film uscito nel 2021 si intitolava No Time to Die, e fu la quinta e ultima apparizione dell’attore nei panni di 007. Solo Sean Connery, il primo leggendario Bond, fece più di lui con 7 film in totale. Così pure Roger Moore, il terzo indimenticato Bond, con 7 film nella saga ufficiale. Pierce Brosnan, quinto Bond, «solo» quattro interpretazioni. In questi giorni sono uscite delle indiscrezioni sul probabile successore, tre profili di giovani, ma già famosi attori. Posto che condivido il fatto che James Bond debba avere il sense of humor britannico; ritengo che il nuovo Bond debba essere un attore il più possibile sconosciuto, magari proveniente dal teatro, esattamente come lo fu Sean Connery al suo esordio nei panni dell’agente segreto.
Stefano Masino
Caro amico, ha ragione: James Bond deve essere sconosciuto. Non uno di quei bellimbusti che, prima ancora di recitare, hanno già fatto tre copertine e dodici interviste per spiegare quanto sia faticoso essere belli. Ci manca solo che, per salvare il mondo, 007 chieda una pausa sindacale e un bicchiere di latte d’avena. Hollywood cerca il nuovo Bond come un modello da sfilata: altezza, mascella, addominali, follower. Il talento? Se avanza spazio nel curriculum, lo mettono dopo gli hobby. Sean Connery aveva presenza, ironia e quella faccia da uomo capace di sedurre una donna, stendere un criminale e ordinare un whisky senza consultare il nutrizionista. Non era un influencer con la pistola: era un attore. La differenza è enorme. Bond deve saper scherzare mentre gli sparano addosso, non raccontare barzellette come un animatore turistico alla cena di Ferragosto. Basta con i nomi già celebri. Se un attore è troppo famoso, il pubblico vede lui, non il personaggio. Uno sconosciuto, invece, può diventare Bond senza trascinarsi dietro dieci anni di scandali e fidanzate fotografate all’uscita dei ristoranti. Il nuovo agente dovrà saper indossare uno smoking senza sembrare un cameriere in trasferta e impugnare una pistola senza dare l’impressione di averla appena comprata su internet. Prendano un bravo attore di teatro, gli mettano in mano una Walther Ppk, gli versino un Martini e lo spediscano in missione. Se funziona, avremo un nuovo 007. Se non funziona, almeno avremo risparmiato qualche milione in pubblicità. Bond non deve essere famoso prima di diventarlo. Deve diventarlo dopo averci fatto dimenticare tutti gli altri. E, possibilmente, senza morire un’altra volta: con quel che costano i funerali cinematografici, persino l’MI6 finirà in bolletta.
