Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 16:35
Cronaca giudiziaria

“Ti pare che mi arrestano?”. La testimonianza del giornalista di Open su Lavitola

Ad Alessandro D’Amato, l’imprenditore aveva commissionato la ricerca documentale per un libro che avrebbe voluto scrivere sulla sua vita

Valter Lavitola e Alessandro D'Amato

Alessandro D’Amato è un giornalista di Open che, nei giorni immediatamente successivi all’attentato subito da Sigfrido Ranucci ha avuto i suoi primi contatti con Valter Lavitola: era il 20 ottobre ed è stato contattato dall’imprenditore per un ipotetico libro che sarebbe dovuto uscire sulla sua vita, con retroscena e inediti che raccontassero la sua verità. Un progetto che, però, non ha più visto la luce anche se, come ha sottolineato D’Amato, dopo la perquisizione Ranucci lo aveva ricontattato per un aggiornamento degli appunti presi in passato.

Il giornalista di Open spiega anche di aver conosciuto Lavitola perché sapeva che Ranucci andava spesso nel suo ristorante ed è in uno dei loro incontri che Lavitola gli parlò dell’ormai noto “sondaggio americano” nel quale il conduttore veniva indicato come personaggio non politico tra i più popolari. È in una di quelle occasioni che D’Amato viene a conoscenza del fatto che, già da prima dell’attentato, Lavitola stava lavorando a qualcosa “da fare insieme” a Ranucci. “Mi parlò delle presentazioni dei suoi libri che spesso erano sold out e anche della necessità di creare ‘una rete di contatti’ tra persone e associazioni che organizzavano gli happening. Per un utilizzo futuro non specificato ma piuttosto fumoso”, si legge nel lungo articolo che D’Amato ha pubblicato su Open.

A quel punto, una collaboratrice di Ranucci lo avrebbe dovuto contattare per dargli i contatti, che lui avrebbe dovuto ordinare e sistemare per creare la “rete”: sono approcci preliminari che conducono alla creazione di un partito ma quando D’Amato ne parlò con Lavitola, perché lui “non aveva mai parlato di un partito. Che ogni ragionamento di questo tipo era prematuro. Che in ogni caso bisognava sentire Ranucci. Sapeva, Ranucci? Di questi discorsi sicuramente sì”. Ma il conduttore di Report, sottolinea D’Amato, era titubante e non aveva dato il suo ok a procedere.

“Quanto all’attentato, in quei giorni Valter non ne parlava volentieri. Ed è evidente che sempre in quei giorni Ranucci non poteva avere alcuna contezza di quanto gli stava accadendo intorno”, ha detto ancora il giornalista di Open, tanto che quando Lavitola smise improvvisamente di parlare di quel fantomatico partito e quando era evasivo sul sondaggio, pensava che fosse perché Ranucci aveva definitivamente detto stop al progetto. Ma, evidentemente, non era così. D’Amato è andato altre volte a mangiare da Lavitola, l’ultima volta il giorno prima dell’arresto: “Ti pare che mi arrestano?

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.