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Cronaca internazionale

“Ho una sostanza pericolosa nella borsa” e l’aeroporto di Berlino resta fermo tre ore. Psicosi guerra brida in Germania

Una donna dice alla polizia di avere una sostanza pericolosa in borsa: evacuato il Terminal 1, poi caos tra ritardi e voli cancellati. Dopo i controlli tutto rientra, ma sullo sfondo resta l’alta tensione tra Germania e Russia. E il pericolo delle provocazioni di Mosca

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La guerra ibrida si gioca sui particolari, sulla paura magari ingiustificata ma che riesce perfino a bloccare un aeroporto. Berlino, ore 17.45, l’orario di punta e di un viavai di persone attese a IFA, la più grande fiera della tecnologia che si apre oggi. Una donna si avvicina alla polizia, sussurra “ho una sostanza pericolosa nella borsa”, scatta immediatamente l’allarme. Viene presa subito in custodia, e nel frattempo il Terminal 1 – stracolmo di persone – viene evacuato. Il sospetto che qualcosa, magari anche un virus, possa diventare la provocazione di cui tutti ormai accusano la Russia, getta nel caos lo scalo della capitale.

Il terminal viene preso in custodia da vigili del fuoco e dagli esperti chiamati a verificare il pericolo, nel frattempo il monitor di arrivi e partenze si riempie di puntini rossi: gli aerei già in pista vengono lasciati decollare, quelli in arrivo subiscono ritardi o vengono cancellati. Per chi invece è atterrato comincia l’attesa: su un volo in arrivo dall’Italia i passeggeri restano chiusi per oltre tre ore sulla pista, senza troppe spiegazioni. “Abbiamo chiamato anche il consolato per capire cosa fare, ma ha risposto una voce registrata”. Alla fine, alle 20.45, la polizia federale dà il via libera alla riapertura del terminal, il tabellone cerca rimettere ordine tra i ritardi, ma non ci sono dichiarazioni su chi e perché abbia messo in allarme la Capitale tedesca: magari era solo una persona disturbata, eppure chissà.

Tra Germania e Russia d’altronde sono giorni infuocati: il ritrovamento di due droni all’aeroporto di Lipsia il 4 agosto ha fatto crollare ai minimi termini i rapporti con i russi, con il governo tedesco che ha assicurato di avere la certezza che quella potenziale minaccia arrivasse da Mosca. Putin ha risposto per le rime (“Le prove sono state manipolate per attaccarci”) e dalle parole si è passati rapidamente ai fatti: le chiusure del consolato di Bonn e di Casa Russia a Berlino decise dal ministro degli Esteri Wadephul ha portato alla ritorsione del Cremlino, che ha fatto lo stesso con i Goethe Institut presenti in patria. In un clima del genere, ogni sospetto diventa un pericolo, ogni provocazione una scusa per qualcosa di peggio. Berlino è tornata a volare, ma restano nell’aria le parole di Papa Francesco sui una Terza Guerra Mondiale a pezzi. Qualcuno non lo prese troppo sul serio, ma ci sono certe sere in cui sembra che basti poco per mettere l’ultimo tassello del puzzle.

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