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Governo

Meloni: “Mattarella da ministro redigeva circolari sul tetto agli stranieri in classe”. E sul deficit: “Dispiaciuta, forse l’Istat ci sottostima”

La premier ospite di Bruno Vespa ha smontato anche le polemiche sul bollo auto, spiegando che “niente viene tagliato alla sanità”. E ha fatto il punto sull’agenda di governo

la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la conferenza stampa dopo il Consiglio dei Ministri tenutosi a Palazzo Chigi a Roma, Mercoledì 16Settembre 2026 (foto Mauro Scrobogna / LaPresse) PM Giorgia Meloni during the press conference after the Council of Ministers held at Palazzo Chigi in Rome, Wednesday September 16 2026 (foto Mauro Scrobogna / LaPresse)

Giorgia Meloni è stata ospite di Bruno Vespa nel programma 5 Minuti per fare il punto sull’agenda di governo alla luce delle ultime novità, a partire dalle risultanze del rapporto deficit/pil, che è rimasto sopra al 3%, sebbene di poco, impedendo al Paese di uscire dalla procedura di infrazione Ue per 0,1 punti percentuali. “Sono dispiaciuta perché abbiamo fatto un lavoro molto complesso in questi anni che ci ha portato a diminuire il deficit, lo dobbiamo ricordare dall’8,1% quando ci siamo insediati all’attuale 3,08%. Chiaramente stare sotto il 3% ci avrebbe consentito in anticipo sulla tabella di marcia di uscire dalla procedura di infrazione ma vuol dire che andremo per quella che era la tabella di marcia”, ha spiegato la premier.

“L’Istat sottostima gli italiani o il governo”

“Mi rammarica perché nella stessa giornata l’Istat dice anche che rivede le stime di crescita italiana del 2024. C’era stato un errore del 30%, accaduto tutti gli anni che dopo sono state riviste al rialzo. Non so se l’Istat sottostimi gli italiani o il governo ma sta accadendo. Mi spiacerebbe se questo accadesse anche tra due anni e dovessimo scoprire che stavamo sotto il 3% e le stime erano troppo prudenti”, ha aggiunto Meloni. Le critichesul bollo auto le ha definite critiche strumentali, perché le Regioni “sanno benissimo che la misura non viene pagata dalle regioni che vengono rimborsate dallo Stato” e, soprattutto, “niente viene tagliato alla sanità”. E ancora: “Ho sentito anche accuse abbastanza gravi: ‘Dobbiamo pagare la campagna elettorale...’ Quando sento una frase del genere da esponenti del Movimento 5 Stelle, atteso che sto ancora cercando di pagare i 200 miliardi di euro di bonus edilizi che abbiamo utilizzato per consentire a Giuseppe Conte di dire che le persone potevano gratuitamente ristrutturare la loro casa, mi fa abbastanza sorridere”.

Ha anche sottolineato che “l’Italia non cresce come dovrebbe per problemi che sono prevalentemente di carattere strutturale. C’è una bassa produttività che è dovuta intanto alla natura del nostro tessuto produttivo, e da una difficoltà, o comunque da investimenti sull’innovazione, sul capitale umano che non sono sufficienti. E poi c’è un tema che è legato al costo dell’energia. E anche questa è una materia strutturale estremamente complessa, sulla quale abbiamo lavorato tantissimo in questi anni. 60 miliardi è stata la spesa complessiva negli ultimi quattro anni per cercare di calmierare le bollette delle famiglie e delle imprese”.

“Quelle sulla scuola sono norme di buon senso”

Sul provvedimento dedicato alle scuole, al tetto del 30% degli studenti che non parlano la lingua e al divieto di indossare burqa e niqab in classe, Meloni ha spiegato che si tratta di una “misura di buon senso e penso che sia giusto portarla avanti”. Ma soprattutto ha risposto a quanti hanno cercato di mettere contro Palazzo Chigi e il Colle nelle ultime ore, sottolineando di non leggere le frasi del presidente della Repubblica “come un’iniziativa contro il governo”. Anche perché, ha ricordato, quando Sergio Mattarella “era ministro dell’Istruzione redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe”. Creare “una distribuzione più equa delle classi, delle classi più equilibrate, serve proprio a impedire che un ragazzo straniero, quanto anche i ragazzi italiani, possano sentirsi dentro un ghetto. Il Presidente della Repubblica parla di superare l’incomunicabilità, e la base per superare l’incomunicabilità è la lingua. Tant’è che noi parliamo, appunto, di una migliore distribuzione dei ragazzi stranieri che non parlano la nostra lingua”, ha spiegato da Bruno Vespa Meloni, mettendo a tacere le polemiche pretestuose delle ultime ore delle opposizioni. Ha definito anche il divieto del burqa a scuola “una norma di buonsenso che non ha a che fare con la discriminazione” perché certe misure “sono un fatto di sicurezza: chi si sa stracciando le vesti deve sapere che provvedimenti simili esistono in mezza Europa, anche in paesi a maggioranza islamica, proprio per un fatto di sicurezza”. E “c’è una tema legato anche alle pari opportunità e ai diritti della donna. Mi fa specie che chi dice che non difendiamo abbastanza i diritti delle donne, che non mi faccio chiamare ‘presidenta’, di fronte a una misura del genere non ritengano che il tema dei diritti delle donne vada affrontato”. Sulle liste d’attesa negli ospedali, la premier ha ammesso che “ci sono dei miglioramenti ma non come vorrei. La differenza è che ora con il sistema di monitoraggio sappiamo dove sono i problemi, confido che nei prossimi mesi il miglioramento si veda di più”.

“Se non c’è la fiducia ne dobbiamo prendere atto”

Ovviamente, un passaggio è stato dedicato anche alla legge elettorale che è in via di approvazione definitiva. “Quando non è passato l’emendamento sulle preferenze alla Camera con un voto segreto si è detto che il governo non aveva più la fiducia del Parlamento”, ha ricordato la premier, e “chiaramente nel momento in cui torna alla Camera credo che vada fatta chiarezza sull’accusa che veniva fatta”. A quel punto, ha sottolineato rivolgendosi agli italiani ma anche alla sua coalizione, “se non c’è la fiducia del governo, penso che ne dobbiamo prendere atto”. Ma, ci ha tenuto a precisare, “io non credo che ci si possa cucire addosso le leggi elettorali, perché la gente ti vota se ti vuole votare, se non ti vuole votare, non c’è legge elettorale che tenga. Solo che nel tentativo di vincere delle elezioni, quando la gente non ti vuole votare, ti giochi pure la faccia, che è comunque la cosa più preziosa che abbiamo”. E ha poi scherzato: “Dicono tutto del voto in primavera? Perché non vedono l’ora di levarci dalle scatole presumo, ma lo dicono dall’inizio”.

“Schlein interlocutore naturale per me”

Su Elly Schlein, che da tempo si pone come leader delle opposizioni benché non ne abbia l’investitura, come dimostrano le discussioni interne al Campo largo con gli altri partiti, Meloni ha dichiarato che “la democrazia ha delle regole più semplici di quanto possa sembrare. Il segretario del principale partito di opposizione è evidentemente un interlocutore naturale per me, ma non perché io scelga i miei interlocutori”. Anzi, ha aggiunto, “esattamente perché non li scelgo, perché io riconosco gli interlocutori che i cittadini scelgono e in questo caso perché ovviamente il segretario del partito di maggioranza relativa nell’opposizione è l’interlocutore naturale per quello che riguarda le proposte”. E se da parte dell’opposizione “ci sono delle proposte che mi sembrano sensate, ragionevoli, sono disposta ad approfondirle, ma sono sempre stata disposta ad approfondire quello che è propositivo nelle iniziative dell’opposizione, particolarmente su una materia come quella” della crisi energetica. Sugli stipendi, che sono uno dei cavalli di battaglia dell’opposizione, Meloni ha ammesso che “il tema c’è, sono rimasti quasi fermi” ma “crescono del 3% all’anno, stiamo invertendo la tendenza”.

“Vannacci ha rilanciato la propaganda russa contro di me”

La premier ha quindi dedicato qualche minuto anche a Roberto Vannacci: “Non so se Vannacci è il cavallo di Troia della Russia, so che ultimamente ha rilanciato delle pagine piene di argomenti della più vergognosa propaganda russa, accusandomi di consumare droga o avere una relazione con Zelensky. Sono accuse così vergognose e infamanti su cui un patriota dovrebbe alzare la testa. Mi aspetto parole chiare, sono stupita dal suo silenzio”. Sulla proposta estemporanea di Ursula von der Leyen, non condivisa con i Paesi dell’Unione, di considerare il Canada come membro associato, la premier ci va molto cauta, perché “abbiamo un accordo di libero scambio col Canada, è membro della comunità politica europea. Non so cosa significhi un membro associato, quali sono i diritti e i doveri in questo genere di proposta. Penso si debbano prima discutere nel merito piuttosto che dare commenti sulla simpatia, ne va del funzionamento dell’Ue già abbastanza farraginoso così”. E ha voluto anche sottolineare che, in questa vicenda, “Trump non c’entra niente, l’unità dell’Occidente si fa con tutto il Nord America, dove c’è il Canada ma anche gli Usa. Penso che nessuno possa mettere seriamente in discussione gli storici rapporti con gli Usa”.

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