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Cronaca internazionale

Ansia per tre italiani. Il viaggio rinviato e il destino di Marco

A Rapallo attesa per il 50enne. Incertezza su una coppia. La Farnesina: “Informazioni difficili”. I superstiti: “Per salvarci 20 secondi”

Marco Ratto Nepal

Sono tre gli italiani ancora irreperibili nell’inferno del Nepal: strade che non esistono più, villaggi isolati e valichi bloccati dall’alluvione che ha devastato il Paese al confine con il Tibet. Uno scenario lunare nel quale i soccorritori continuano a cercare febbrilmente segnali di vita o sentenze di morte.

La Farnesina, che nelle prime ore aveva avviato verifiche su una decina di connazionali dei quali non si avevano notizie, ha progressivamente ristretto il campo. Circa 130 italiani segnalati nell’area sono stati contattati dall’Unità di Crisi, attraverso il consolato generale d’Italia a Calcutta, quello onorario a Kathmandu e i tour operator.

Tra i tre casi ancora aperti c’è quello di Marco Ratto, cinquantenne di Rapallo, che al momento dell’alluvione stava lasciando il Nepal diretto verso il Tibet. L’agenzia di viaggi cinese che avrebbe dovuto prendere in carico il suo gruppo ha confermato di avere perso i contatti al valico, circostanza comunicata anche dall’agenzia nepalese alla famiglia. A Rapallo sono ore di angoscia per la famiglia Ratto, titolare da generazioni di un negozio di orologeria e oreficeria. Sportivo e appassionato di viaggi d’avventura, era partito da solo una decina di giorni fa per un viaggio che aveva già dovuto rimandare una volta a causa di un piccolo infortunio. «Siamo in contatto con la Farnesina ma al momento non abbiamo notizie», ha raccontato il cognato Andrea Bernardin. In attesa di informazioni ci sono la sorella, i nipoti e la compagna. Gli altri due irreperibili sono una coppia italo-svizzera che viaggiava nella direzione opposta, dal Tibet verso il Nepal: non è stato possibile accertare se i due abbiano effettivamente attraversato il confine.

Due italiani, intanto, figurano tra i 27 turisti stranieri tratti in salvo nelle aree di Timure e Bhote Koshi, nel distretto di Rasuwa: sono Valentina Piccinini e Stefano Lotumolo.

Una cittadina italiana, Mariapaola Ricozzi, 40enne di Roccasecca, racconta come quello che sarebbe dovuto essere il viaggio della vita ha rischiato di trasformarsi in un incubo: «La strada era interrotta quindi ci hanno fatto fare un percorso alternativo, risalendo una montagna e scavallando praticamente la parte chiusa. In certi momenti si bloccava tutto, però ce l’abbiamo fatta». Il bresciano Giovanni Fassini viaggiava in autobus da Pokhara verso Kathmandu: «Siamo rimasti dieci ore senza andare avanti o indietro, perché il fiume aveva esondato e aveva riempito di fango tutta la strada».

«La morte ci ha bussato al pullman e ci ha detto: scendete, non è il vostro momento», racconta Lotumolo, fotografo toscano tra i turisti italiani tratti in salvo: «Eravamo partiti il giorno prima per un viaggio spirituale verso il monte Kailash, avevamo raggiunto un villaggio che oggi non esiste più, è stato completamente spazzato via. La massa di acqua, fango e detriti è passata a dieci metri da noi, trascinando via gli altri pullman che erano davanti. Abbiamo avuto venti secondi per uscire dal nostro mezzo e salvarci». Venti secondi, una vita.

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