La giuria chiamata a deliberare sul caso di Lindsay Clancy, la mamma che ha ucciso i tre figli, «non è in grado» di raggiungere un verdetto. Lo riportano i media americani citando la comunicazione dei giurati alla corte. Il giudice William Sullivan ha dichiarato il processo nullo: «Non penso di avere altra scelta». Ha tuttavia sospeso per un’ora l’efficacia della sua decisione per consentire alla difesa di presentare ricorso a un tribunale superiore.
Dopo sette giorni di deliberazioni, gli undici giurati favorevoli a dichiarare Clancy non colpevole per infermità mentale non sono riusciti a convincere il dodicesimo: e senza unanimità non si può dichiarare valido nessun verdetto. Sono state giornate concitate e tese quelle della giuria che per una settimana ha concluso la giornata senza riuscire ad arrivare a una «fumata bianca» sulla storia dell’orrore. Quello che riguarda Clancy è uno dei casi di cronaca nera più seguiti negli ultimi anni negli Stati Uniti: tre anni fa la donna uccise i suoi tre figli. Il caso risale al 24 gennaio del 2023. Clancy, un’infermiera che oggi ha 36 anni, strangolò i tre figli (Cora, Dawson e Callan), rispettivamente di cinque anni, tre anni e otto mesi. Subito dopo si tagliò i polsi e si lanciò dalla finestra del secondo piano di casa, in quello che i suoi avvocati sostengono fosse un tentativo di suicidio. Le conseguenze della caduta le provocarono una paralisi per cui oggi la donna si muove in sedia a rotelle. Circa un mese prima degli infanticidi, Clancy si era rivolta a un servizio per la depressione post-parto, e i suoi legali hanno presentato quelle
che considerano prove del fatto che soffrisse di psicosi post-parto, una condizione che tra i sintomi include allucinazioni e deliri. Tra queste ci sono i diari in cui, nelle settimane precedenti, Clancy aveva scritto di pensieri suicidi, ansia e preoccupazione. Sempre nello stesso periodo la donna era stata inoltre ricoverata per alcuni giorni in un ospedale psichiatrico. Secondo i suoi legali soffre di una forma di disturbo bipolare che non le era stata diagnosticata in modo adeguato, e i farmaci che le erano stati somministrati per i problemi psichiatrici.
