Ogni notte potenti luci al neon illuminano le strade dei quartieri turistici thailandesi. Migliaia di visitatori affollano bar e locali. Alcuni lo fanno per trascorrere una notte in compagnia, altri per tuffarsi nell’ambigua industria del sesso locale. Ambigua, perché dietro uno specchio formato da divertimento e trasgressione c’è molto di più. Da anni, infatti, le organizzazioni umanitarie denunciano fenomeni perversi come lo sfruttamento sessuale, anche dei minori, e maltrattamenti diffusi.
Il lato oscuro dell’industria del sesso thailandese
Il problema riguarda soprattutto determinate destinazioni turistiche come Pattaya e Bangkok, dove bambini e adolescenti vulnerabili rischiano di finire coinvolti in reti di traffico, adescamento e abusi. Secondo numerose organizzazioni che lavorano sul campo, molti minori non entrano in questo sistema per scelta, ma perché vengono manipolati, ingannati con false offerte di lavoro o spinti dalla necessità economica delle proprie famiglie.
Emblematico, a questo proposito, un lungo reportage realizzato da Abc News. “I bambini non scelgono lo sfruttamento: vengono presi di mira perché sono vulnerabili e più facili da controllare”, ha spiegato Greg Bradley, direttore di Destiny Rescue Australia, organizzazione impegnata nel contrasto alla tratta di minori. Secondo gli operatori, gli abusi possono avvenire in hotel, appartamenti privati, locali notturni, ristoranti e altri luoghi collegati al turismo.
Il tema è tra l’altro tornato sotto i riflettori internazionali poche settimane fa, dopo la morte della 17enne thailandese Tunchanok Donhomla, trovata senza vita a Pattaya. Un cittadino australiano, Simon Peter Carman, 45 anni, è stato accusato dell’omicidio e di altri reati legati al coinvolgimento di una minorenne. L’uomo ha respinto le accuse, ma le autorità thailandesi proseguono le indagini promettendo il pugno durissimo. Il caso ha comunque riaperto il dibattito su una realtà che le organizzazioni non governative descrivono come un fenomeno molto più ampio di un singolo episodio criminale.
Pattaya e il turismo sessuale
Pattaya è da decenni uno dei nomi più conosciuti quando si parla di turismo sessuale in Thailandia. La città, situata sulla costa orientale del Paese, è diventata famosa per i suoi quartieri notturni, in particolare Walking Street, dove club, bar e spettacoli per adulti attirano visitatori stranieri.
Questa economia parallela crea un ambiente nel quale lo sfruttamento può nascondersi più facilmente. La presenza di un mercato sessuale adulto ampiamente visibile rende non a caso più difficile individuare i casi in cui le vittime sono minorenni o vengono costrette con la forza. “Quando l’acquisto di sesso viene considerato normale, il traffico di minori e lo sfruttamento degli adulti vulnerabili diventano più difficili da riconoscere”, ha dichiarato Laura Parker, direttrice dell’organizzazione antitratta The Exodus Road.
Le stesse organizzazioni sottolineano che molti minori arrivano nelle grandi città thailandesi dalle province rurali più povere, attratti dalla promessa di un lavoro stabile. In alcuni casi, dietro queste offerte si nascondono intermediari che trasformano giovani vulnerabili in vittime di sfruttamento sessuale.
Un fenomeno sommerso
Il fenomeno rimane in gran parte sommerso. Secondo dati citati da ECPAT International, Interpol e Unicef, solo una piccola percentuale delle vittime minorenni in Thailandia denuncia gli abusi alle autorità. Le ragioni sono molteplici: paura, stigma sociale, dipendenza economica dagli sfruttatori e mancanza di fiducia nelle istituzioni.
“Molti casi non arrivano mai sulle pagine dei giornali perché questo crimine opera nell’ombra”, ha ammesso Gabriela Kühn, responsabile del programma di ECPAT sulla prevenzione dello sfruttamento sessuale dei bambini nei viaggi e nel turismo.
Le conseguenze per le vittime possono essere devastanti. Le associazioni che assistono i minori parlano di violenze fisiche, abusi sessuali, esposizione a droghe e traumi psicologici che possono accompagnare i malcapitati per tutta la vita.
Hotel, piattaforme online e responsabilità del turismo
Il problema non riguarda solo i locali notturni. Anche hotel, affitti brevi, piattaforme digitali, taxi e altri servizi legati ai viaggi possono essere sfruttati per facilitare gli abusi. ECPAT chiede da tempo maggiori controlli nel settore turistico, formazione obbligatoria per gli operatori e strumenti più efficaci per individuare situazioni sospette.
Certo, la Thailandia negli ultimi anni ha rafforzato la propria legislazione contro la tratta e lo sfruttamento sessuale dei minori, collaborando anche con forze di polizia stranieri, ma la distanza tra le leggi e la loro applicazione resta ancora un problema. E il turismo sessuale continua a rappresentare una realtà difficile da eliminare (un problema, seppur con toni molto più soft, che sta interessando anche Tokyo, in Giappone).
Una situazione da risolvere
Svariati Paesi hanno intensificato i controlli sui propri cittadini che commettono reati sessuali all’estero. L’Australia, per esempio, ha introdotto misure che permettono di limitare gli spostamenti internazionali di criminali sessuali condannati e consente alle autorità di perseguire cittadini australiani per reati commessi fuori dal territorio nazionale.
Secondo gli esperti, però, la repressione da sola non basta. Servono prevenzione, protezione delle vittime e interventi sulle condizioni economiche che rendono alcuni bambini più esposti allo sfruttamento.
La vicenda di Pattaya ha dunque riacceso i riflettori su un problema che per anni è rimasto ai margini del dibattito pubblico. Dietro l’immagine di una destinazione turistica fatta di spiagge e divertimento, le associazioni continuano a denunciare una realtà truce. Una realtà fatta di abusi, vulnerabilità e minori intrappolati in un sistema infernale.
