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Il mistero di Fairford si tinge d’Iran: arrestato un britannico-iraniano per il presunto attacco alla base Raf

È il sesto fermo nell’inchiesta sulla struttura utilizzata anche dall’aviazione Usa. Londra indaga sul possibile coinvolgimento di uno Stato straniero

Le indagini nel misterioso caso legato alla base della RAF di Fairford acquistano un nuovo elemento che porta verso Teheran. L’antiterrorismo britannico ha arrestato a Londra un uomo di 27 anni con doppia cittadinanza britannica e iraniana, sospettato di aver preparato atti terroristici in relazione all’incidente avvenuto domenica nei pressi della base militare. Si tratta del sesto arresto nell’ambito della stessa indagine.

Nell’annunciare l’ultimo arresto, Vicki Evans, coordinatrice nazionale senior della polizia antiterrorismo, ha dichiarato: “Come abbiamo chiarito, stiamo esaminando tutte le possibili piste, compreso il possibile coinvolgimento di stati stranieri”.

L’uomo è stato fermato nel quartiere londinese di Westminster sulla base della Sezione 5 del Terrorism Act del 2006. Parallelamente, gli investigatori hanno interrogato sotto cautela un secondo uomo, un cittadino britannico di 26 anni, senza procedere al suo arresto, e hanno perquisito due indirizzi nella zona centrale della capitale.

Tutto è cominciato nelle prime ore di domenica 27 settembre. Alle 00.45 la polizia riceve una segnalazione relativa a tre veicoli sospetti che sembrano dirigersi verso la base. Gli agenti armati intervengono nella zona di Whelford e arrestano cinque uomini britannici, tutti poco più che ventenni. Inizialmente vengono fermati per presunti reati previsti dall’ Explosives Act; successivamente l’arresto viene esteso alla preparazione di un atto terroristico.

Con il passare delle ore, i conti non tornano. I furgoni sono contrassegnati dal logo di una legittima società di trasporto carburante che in seguito ha negato di essere la proprietaria dei veicoli. Nei mezzi non vengono però trovati ordigni esplosivi funzionanti, ma una certa quantità di benzina. I cinque uomini vengono quindi rilasciati su cauzione, pur rimanendo sotto indagine e sottoposti a restrizioni su movimenti e contatti.

C’è poi un particolare ancora più insolito. Secondo le prime ricostruzioni, una delle prime segnalazioni alla polizia sarebbe stata effettuata proprio da uno degli uomini successivamente arrestati. Gli investigatori stanno cercando di stabilire perché: fra le ipotesi, o un possibile ripensamento oppure la possibilità che la telefonata facesse parte del piano.

RAF Fairford è formalmente una struttura della Royal Air Force, ma costituisce uno dei principali punti d’appoggio dell’aviazione statunitense in Europa. La lunga pista permette di operare con bombardieri strategici americani e la struttura è stata utilizzata in diversi conflitti, dalla Guerra del Golfo all’invasione dell’Iraq fino alle più recenti operazioni contro l’Iran. La tensione alla base è salita da quando, a luglio, le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato che la base era un obiettivo legittimo.

Teheran respinge completamente le accuse. L’ambasciata iraniana a Londra ha definito infondata qualsiasi associazione fra la Repubblica islamica e gli uomini fermati, mentre il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha accusato il governo britannico di proseguire verso una pista sbagliata.

Una delle questioni centrali dell’inchiesta è adesso stabilire se gli uomini coinvolti sapessero eventualmente per chi stavano agendo. Il capo dell’antiterrorismo britannico Laurence Taylor, infatti, aveva già spiegato che gli investigatori stavano considerando la possibilità di attività condotte da proxy o da individui che potessero lavorare per conto di uno Stato straniero “consapevolmente o inconsapevolmente”.

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