A poche ore dal terribile incidente aereo avvenuto in Perù, a seguito del quale tra passeggeri e membri dell’equipaggio sono morte in tutto 13 persone, 7 di nazionalità italiana, gli investigatori sono al lavoro per cercare di ricostruire la dinamica e risalire alle cause della tragedia.
Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti peruviani, i quali oltre ad analizzare con estrema attenzione i rottami del Cessna 208B Grand Caravan stanno sottoponendo ad attento vaglio le immagini riprese da terra da alcuni testimoni tramite i propri dispositivi cellulari, ci sono anche l’errore umano e il cedimento strutturale: ad attirare l’attenzione dei membri della commissione ufficiale del Perù incaricata di investigare sugli incidenti e gli inconvenienti gravi nell’aviazione civile (la Comisión de Investigación de Accidentes de Aviación, CIAA), è in particolar modo il video nel quale si vede il velivolo precipitare verso il suolo mentre perde dei pezzi in volo.
Stando a quanto riportato dalla stampa locale, sono 4 le ipotesi ritenute valide, ovvero l’errore umano, il cedimento strutturale, un’avaria o il maltempo: non è escluso al momento neppure che possa essere più di una delle sopra citate condizioni ad aver contribuito a rendere ingovernabile il Cessna fino a causare l’inevitabile schianto al suolo. Ad esempio il pilota potrebbe esser stato costretto a compiere delle manovre d’emergenza brusche per contrastare le forti raffiche di vento in quota, sottoponendo la struttura dell’aereo a uno sforzo fatale.
Di certo c’è solo il fatto che l’investigazione sarà resa più complessa dalla mancanza delle scatole nere, assenti nelle dotazioni standard di questo modello di Cessna. La normativa vigente non prevede l’obbligo di scatole nere (FDR e CVR) per i modelli monomotore turboprop come il 208B Grand Caravan, di conseguenza, in mancanza dei registratori standard dei parametri e dei dialoghi di bordo, l’analisi tecnica dovrà basarsi su elementi secondari: tra questi figurano lo storico del transponder, le coordinate GPS, la memoria interna dei computer di bordo (laddove i dati siano stati salvati) e la diagnostica del motore.
Il mezzo, partito alle ore 12.10 da Pisco e diretto sopra le celebri Linee di Nazca, ha lanciato il Mayday meno di un’ora dopo, per la precisione alle 13.01, facendo scattare i protocolli previsti in casi di emergenza.
I tentativi di ricontattare la cabina da terra sono rimasti senza risposta e il collegamento radio si è interrotto del tutto pochi istanti dopo. Alcuni testimoni hanno riferito di aver visto il monomotore avvitarsi in aria fuori controllo e perdere pezzi prima dell’impatto. L’allarme definitivo è arrivato da un altro trasvolatore in zona, decollato proprio per una verifica visiva, che ha individuato una colonna di fumo a circa otto chilometri dallo scalo.
