Cronaca internazionale

Hunter Biden a processo: ecco perché potrebbe farla franca

Biden Jr alle prese con la prima udienza in tribunale per l'accusa di possesso illegale di armi da fuoco. Il caso risale al 2018, quando il figlio del presidente abusava abitualmente di droghe pesanti

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Hunter Biden resta nel mirino della Legge federale, mentre continua a montare la marea che rischia di travolgere suo padre con un'accusa di impeachment senza precedenti nella storia americana.

Questa mattina il first son d'America, primo caso nella storia, si è recato presso il tribunale di Wilmington. Un'udienza che come ci si aspettava, non è dura a lungo. Circa mezz'ora per ribadire al convenuto i suoi diritti e doveri e i prossimi step. Il giudice Christopher Burke ha affermato che le condizioni sono "sostanzialmente le stesse" stabilite durante un'udienza quest'estate per il patteggiamento che alla fine non è andato in porto. Le condizioni per il rilascio previste dal tribunale del Delaware prevedono la supervisione da parte di un ufficiale per la libertà vigilata del Distretto Centrale della California, la ricerca attiva di un impiego, il non possesso di armi, il divieto di uso di alcolici e droghe, ma soprattutto Biden Jr dovrà sottoporsi a test antidroga se richiesto dall'ufficio per la libertà vigilata. Dovrà, inoltre, partecipare a un programma di consulenza sull'abuso di sostanze stupefacenti qualora gli fosse richiesto.

La scadenza per le mozioni preliminari è stata fissata per il 3 novembre prossimo, mentre non sono state discusse date per udienze future.

Hunter Biden costretto a presenziare in tribunale

Il figlio del presidente degli Stati Uniti ha dovuto vedersela con l'udienza che lo vede coinvolto nel possesso di armi da fuoco con tre capi d'accusa a pendere sulla sua testa. Dopo il fallimento dei tentativi di patteggiamento, Biden è stato costretto a comparire di persona, come sottolineato dall'ordinanza del tribunale emessa mercoledì scorso. Il giudice Burke, della corte distrettuale federale del Delaware, ha infatti dichiaro che il figlio del presidente non debba ricevere alcun trattamento di favore, a meno di circostanze speciali.

Una risposta secca alle richieste dei suoi avvocati che avevano chiesto di poter divergere verso l'opzione videoconferenza, sostenendo che "l'impatto finanziario sulle risorse del governo e l'onere logistico per il centro di Wilmington sono significativi nel fargli attraversare il Paese [Biden Jr vive in California, ndr] per quello che dovrebbe essere un procedimento piuttosto breve breve". Ma al di là del dettaglio sulla modalità di partecipazione, ciò che davvero conta è che Biden ha rinunciato alla lettura delle accuse da parte del gran giurì, dichiarandosi non colpevole.

Tre capi d'accusa: come Biden Jr potrebbe farla franca

L'incriminazione ai danni del figlio del presidente Biden è legata all'acquisto di una revolver Colt Cobra 38SPL nell'ottobre del 2018, in un periodo nel quale faceva abuso abituale di cocaina. Il primo dei capi d'accusa, infatti, sostiene che Biden abbia scientemente redatto una dichiarazione mendace sull'apposito modulo per l'acquisto, affermando di non consumare abitualmente sostanze stupefacenti e, dunque, violando la legge federale. Considerando il ruolo che il Secondo Emendamento riveste nella società americana, e la pressione politica esercitata dalla lobby delle armi, il caso sembra decisamente pendere più verso il cognome notevole dell'accusato che sull'entità del reato.

Sorprendentemente, a sostenere la tesi della Difesa potrebbe perfino contribuire il nuovo orientamento della Corte Suprema in materia di possesso di armi. Una sentenza del giugno 2022, la New York State Rifle and Pistol Association Inc. vs Bruen ha registrato nuovi standard circa le restrizioni imposte imposte dai governi, sostenendo come queste debbano essere coerenti con la regolamentazione storica degli Stati Uniti in materia.

Questo permetterebbe di considerare le norme che vietano il possesso di armi ai consumatori abituali di droghe come aggirabili, poiché non storicamente contestualizzate e pertanto in violazione del Secondo Emendamento. Un'ipotesi da Azzeccagarbugli, che la difesa aveva promesso di invocare per almeno uno dei tre capi di imputazione. Paradossale che a poterne giovare possa essere il delfino di un presidente democratico, che ha fatto della lotta alla proliferazione delle armi negli Stati Uniti uno dei suoi cavalli di battaglia.

L'impatto di questo caso sull'impeachment di Joe Biden

Sebbene si tratti di un reato "minore", questa causa accessoria che pende su Hunter Biden diventa fondamentale all'interno del circo mediatico che sta investendo l'impeachment di Biden Sr. Non solo perché questo caso coinvolge direttamente un prossimo del presidente, ma perchè Hunter Biden è al centro delle vicende che hanno dato il via alle investigazioni sul padre. Senza poi contare che, i temi affrontati nel caso Biden in Delaware, rappresentano due contenuti sui quali l'America - nonchè la giustizia americana - si divide e si scontra.

Il primo, quello del possesso di armi, che calca il cleavage tra i supporter del Secondo Emendamento e coloro i quali denunciano le continue sparatorie di massa; il secondo, invece, è quello della lotta al consumo di droghe-pesanti o leggere che siano- che spacca il Paese tra proibizionisti e antiproibizionisti. Un tema molto delicato, che irrompe nel bel mezzo dell'epidemia di fentanyl che sta falcidiando gli Stati Uniti. Il caso di Biden Jr era venuto fuori già nella campagna elettorale del 2020, quando di fronte agli attacchi frontali dei Repubblicani, Joe Biden era stato costretto a parlare delle dipendenze del figlio: "Mio figlio, come molte persone che conoscete a casa vostra, ha avuto un problema di droga. L'ha superato, l'ha risolto, ci ha lavorato e sono orgoglioso di lui" dichiarò l'allora candidato democratico, rompendo gli indugi.

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