Hanno plasmato le loro carriere indossando le uniformi della Royal Air Force e della Royal Navy, volando sui più avanzati caccia britannici e contribuendo all'addestramento dei piloti occidentali. Terminato il loro servizio, alcuni di loro avrebbero tuttavia accettato ingaggi da centinaia di migliaia di sterline per mettere la propria esperienza al servizio della Cina. È quanto emerge da una nuova inchiesta che riporta al centro dell'attenzione il reclutamento di ex aviatori militari della Nato da parte di società legate a Pechino. L'attività, avvenuta prima dell'inasprimento della legislazione britannica sulla sicurezza nazionale, ha sollevato interrogativi sulle falle normative che hanno consentito a personale altamente qualificato di trasmettere competenze militari a quello che Londra considera uno dei principali rivali strategici.
Il ruolo dei piloti britannici
Secondo quanto riportato dal Daily Mail, almeno 18 ex piloti britannici sarebbero stati reclutati dalla Test Flying Academy of South Africa (TFASA), scuola di volo con sede a Oudtshoorn, in Sudafrica, utilizzata come intermediario per fornire istruttori all'Aeronautica dell'Esercito Popolare di Liberazione cinese. Sei di loro avrebbero insegnato tattiche di combattimento aria-aria e aria-terra, altri sei tecniche per la guerra antisommergibile e altri ancora avrebbero formato i futuri collaudatori dell'aviazione militare cinese.
Gli incarichi prevedevano compensi fino a 250 mila sterline, oltre ad appartamenti di lusso, voli gratuiti e rette scolastiche per le famiglie. Tra i nomi citati figurano James Milmine, Sam Cowan e Duncan Forbes, tutti ex piloti della RAF con esperienza sui Tornado e sugli Eurofighter Typhoon. Forbes, in particolare, aveva anche svolto il ruolo di istruttore di scambio presso la base di Miramar, negli Stati Uniti, sede del celebre programma Top Gun della Marina americana.
I corsi in Cina, modellati proprio su quel tipo di addestramento avanzato, comprendevano manovre di combattimento ravvicinato, attacchi contro obiettivi terrestri e impiego di missili aria-aria a lungo raggio capaci di colpire bersagli oltre il raggio visivo. L'inchiesta riferisce inoltre che alcuni ex collaudatori britannici, coinvolti in passato nello sviluppo del caccia stealth F-35B, avrebbero formato piloti cinesi specializzati nei test di nuovi velivoli, alimentando il timore che Pechino potesse cercare di acquisire indirettamente conoscenze sensibili sui più moderni sistemi aeronautici occidentali.
L’allarme che scuote Londra
La vicenda, sempre secondo il quotidiano britannico, era nota ai servizi d'intelligence MI5 e MI6, che monitoravano gli spostamenti e le attività degli ex militari senza però poter intervenire, poiché all'epoca non esisteva una norma che vietasse esplicitamente questo tipo di collaborazione con eserciti stranieri.
Solo dopo l'allarme lanciato dal Ministero della Difesa nel 2022, il Parlamento britannico ha approvato il National Security Act, entrato in vigore nel 2023, che introduce nuovi reati per chi addestra forze armate estere considerate ostili agli interessi del Regno Unito.
L'inchiesta ha inoltre collegato l'operazione alla figura di tale Stephen Su, indicato dalle autorità statunitensi come un importante intermediario dell'intelligence cinese e già condannato negli Stati Uniti per il furto di informazioni riservate relative a programmi militari come gli F-35 e gli F-22.
Dal canto suo, TFASA ha sempre respinto le accuse, sostenendo di aver operato nel rispetto delle leggi vigenti e di aver interrotto l'impiego di cittadini britannici nel 2023. Il Ministero della Difesa di Londra ribadisce invece adesso di disporre di strumenti giuridici adeguati per impedire che competenze militari sviluppate all'interno delle forze armate britanniche possano finire nelle mani di potenziali avversari strategici.