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Cronaca internazionale

La guerra della Cina contro i comici: cosa c’è dietro l’ultima crociata di Xi

l caso Guo Degang riaccende il dibattito sul controllo di Xi Jinping sulla comicità cinese. Dietro l’ultima stretta di Pechino c’è la battaglia per governare cultura, memoria e narrazione

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La Cina di Xi Jinping ha aperto un nuovo fronte nella sua battaglia per il controllo della cultura: quello della comicità. L’ultimo caso riguarda Guo Degang, considerato uno dei comici più famosi e influenti del Paese, finito sotto indagine dopo una battuta pronunciata durante uno spettacolo a Wuhan. Ecco che cosa sta succedendo oltre la Muraglia.

La guerra contro i comici: cosa succede in Cina

Guo, durante una performance alla fine di luglio, ha modificato le parole di una celebre canzone rivoluzionaria cinese, sostituendo un riferimento al lago Weishan con la Città Proibita. Una variazione fatta all’interno di uno spettacolo comico, ma che ha provocato una denuncia alle autorità e l’apertura di un’indagine.

La vicenda si è verificata tra l’altro in un momento in cui Pechino sta stringendo ulteriormente il controllo sull’industria dell’intrattenimento e sui contenuti considerati sensibili. E mostra quanto sia diventato sottile, nella Cina di Xi, il confine tra una semplice battuta e un potenziale problema politico.

Il caso Guo Degang

Secondo quanto raccontato dalla Cnn, Guo Degang è stato denunciato all’Ufficio della Cultura e del Turismo di Wuhan da una persona che lo ha accusato di avere distorto e volgarizzato un’opera rivoluzionaria e di avere violato la morale pubblica e gli standard di comportamento.

La canzone al centro della vicenda, “Playing My Beloved Pipa”, è legata alla memoria della resistenza comunista contro il Giappone durante la guerra sino-giapponese, è comparsa nel celebre film degli anni Cinquanta “Railroad Guerrillas” ed è stata inserita nel 2019 tra le cento canzoni scelte per celebrare il settantesimo anniversario della fondazione della Repubblica popolare cinese.

Il testo originale contiene il verso “all is quiet on Weishan lake”, mentre Guo lo ha trasformato in “all is quiet in the Forbidden City”. Proprio il riferimento alla Città Proibita può essere considerato particolarmente sensibile, perché il grande complesso nel cuore di Pechino è stato per secoli il centro del potere imperiale cinese. L’Ufficio della Cultura e del Turismo di Wuhan ha spiegato che la parte modificata da Guo non era compresa nei materiali sottoposti alla preventiva approvazione prevista per gli spettacoli commerciali e che l’artista era quindi sospettato di avere violato le relative norme. Pare che le indagini siano ancora in corso.

Battute di fuoco: arriva la stretta del governo cinese

Alcuni spettacoli del tour nazionale di Guo sono stati cancellati. Una performance prevista a Xi’an, per esempio, è stata annullata e i possessori dei biglietti hanno ricevuto la comunicazione del rimborso. La vicenda è rapidamente diventata uno degli argomenti più discussi sui social cinesi, con una parte degli utenti convinta che Guo debba essere punito per avere modificato una canzone comunista e altri che hanno invece accusato le autorità di essere diventate eccessivamente sensibili.

Il caso Guo Degang, però, non arriva dal nulla e soprattutto non riguarda soltanto una canzone. Negli ultimi anni i comici cinesi hanno dovuto muoversi all’interno di uno spazio sempre più ristretto, mentre il Partito comunista rafforza il controllo ideologico sull’industria culturale e sulla comunicazione online. Il precedente più noto è quello di Li Haoshi, un altro stand-up comedian finito nei guai nel 2023 dopo avere utilizzato durante un’esibizione una frase associata all’Esercito popolare di liberazione per raccontare una storia su due cani randagi. La battuta provocò una reazione durissima delle autorità, Li si scusò e la società responsabile della sua attività fu multata per 14,7 milioni di yuan, circa due milioni di dollari, mentre il comico venne di fatto escluso dalla scena pubblica. Un altro caso risale al 2022, quando il comico Li Bo fu multato dopo avere scherzato sul lockdown di Shanghai durante la pandemia e preso in giro alcuni adolescenti.

Il controllo della cultura e la crescente autocensura

Il problema, per i comici, è che la comicità vive proprio della possibilità di giocare con le parole, improvvisare e sorprendere il pubblico, mentre il sistema cinese richiede che i contenuti degli spettacoli siano sottoposti a controlli preventivi. La conseguenza è una crescente autocensura: in Cina gli artisti non devono soltanto chiedersi se una battuta sia vietata, ma anche se possa essere interpretata come problematica dalle autorità.

La stretta sulla comicità si inserisce così nella più ampia politica culturale di Xi Jinping, che punta a riportare media, celebrità, piattaforme online e industria dell’intrattenimento dentro un perimetro ideologico più vicino alle esigenze del Partito. Il fenomeno è particolarmente significativo perché, allo stesso tempo, la comicità cinese sta vivendo una fase di forte crescita.

Lo stand-up è diventato popolare soprattutto tra i giovani delle grandi città e sempre più comici riescono a trasformare gli spettacoli dal vivo e i contenuti. E ancora: nel 2025 alcuni funzionari cinesi hanno ammonito i comici a non utilizzare l’umorismo per alimentare l’antagonismo tra uomini e donne, chiedendo agli artisti di mantenere un approccio considerato più costruttivo. Il problema, quindi, non riguarda più soltanto la satira politica esplicita. Per Pechino il problema non è quindi impedire ai cittadini di ridere, ma evitare che la comicità diventi uno spazio autonomo nel quale la società possa interpretare liberamente i propri problemi e trasformarli in una narrazione alternativa a quella ufficiale.

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