Tanta Italia, e ci mancherebbe altro, nella classifica delle migliori pizzerie del mondo. Tanta Italia ma non necessariamente in Italia. Le prime due posizioni di 50 Top Pizza World 2026, la classifica internazionale presentata il 15 settembre al Teatro Mercadante di Napoli, vede infatti in testa due insegne di chiara ispirazione tricolore ma che si trovano all’estero.
Il primo posto è occupato da Napoli on the Road, un locale londinese di Michele Pascarella. Un risultato che completa una scalata cominciata lontano dai ristoranti patinati: Pascarella, originario di Maddaloni, nel Casertano, ha iniziato la sua avventura inglese nel 2013 vendendo pizze da un’Ape Piaggio attrezzata con forno, girando per mercati ed eventi londinesi. Oggi Napoli on the Road conta tre sedi, a Chiswick, Richmond e Soho, ed è arrivata in cima al mondo. E alle sue spalle si piazza Una Pizza Napoletana di Anthony Mangieri a New York, che aveva occupato il primo posto nelle due precedenti edizioni.
E anche il terzo posto è in fondo sorprendente, perché è occupato da una pizzeria di Milano, Confine di Francesco Capece e Mario Ventura, che conferma così a livello internazionale il risultato ottenuto a luglio, quando era stata proclamata migliore pizzeria italiana del 2026. Al quarto posto finalmente la Campania, con I Masanielli di Francesco Martucci a Caserta, a pari merito con Seu Pizza Illuminati di Pier Daniele Seu e Valeria Zuppardo a Roma.
Seguono, al quinto posto ancora ex aequo, Pizzeria Sei di William Joo a Los Angeles e Tony’s Pizza Napoletana di Tony Gemignani a San Francisco. Sesta Leggera Pizza Napoletana di André Guidon a San Paolo del Brasile, settima RistoPizza by Napoli sta ca di Giuseppe Errichiello a Tokyo, ottava Baldoria di Ciro Cristiano a Madrid, nona The Pizza Bar on 38th di Daniele Cason a Tokyo e decima Razza di Dan Richer a Jersey City.

Basta scorrere i nomi per capire che la geografia della pizza è cambiata parecchio. Napoli resta inevitabilmente il punto di riferimento culturale, ma ormai impasti, forni e cornicioni viaggiano con una certa disinvoltura tra Europa, America e Asia. E spesso dietro le insegne straniere ci sono pizzaioli italiani: il caso di Pascarella è soltanto il più evidente.
L’Italia rimane comunque il Paese più rappresentato nelle prime cento posizioni della World 2026, con 31 locali, davanti agli Stati Uniti con 22 e al Brasile con sei. In totale sono coinvolti 36 Paesi. Tra le città, invece, il primato va a New York con sette pizzerie, seguita da Napoli con sei e San Paolo con cinque. La graduatoria arriva formalmente alla centesima posizione ma, per effetto degli ex aequo, comprende 108 insegne.
Nutrita anche la pattuglia italiana immediatamente alle spalle dei primi. Palazzo Petrucci Pizzeria di Napoli è dodicesima, I Tigli di Simone Padoan a San Bonifacio tredicesima, 50 Kalò di Ciro Salvo a Napoli quattordicesima e Avenida Calò di Francesco Calò a Roma quindicesima. Milano torna al diciottesimo posto con Dry, guidata da Lorenzo Sirabella, mentre Caserta piazza Cambia-Menti di Ciccio Vitiello al diciannovesimo e Sasà Martucci al ventesimo.
La serata napoletana ha assegnato anche i riconoscimenti speciali. Il titolo di Pizza Maker of the Year è andato a Daniel Semrani di gigi’s a Sydney, mentre la Pizza of the Year è “Pomodori” di QT Pizza Bar a San Paolo del Brasile. Palazzo Petrucci Pizzeria ha ricevuto il Performance of the Year, Baldoria di Madrid il premio per il marketing, 50 Kalò London quello dedicato al fritto.
