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Cronaca internazionale

Svezia, 10 anni di carcere a un 18enne per tentato omicidio e stupro commessi online

Chai, questo lo pseudonimo del ragazzo arrestato, è stato condannato per una serie di crimini violenti e sessuali commessi attraverso l’utilizzo del web

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In Svezia un adolescente di 18 anni, noto con lo pseudonimo di Chai, è stato condannato a oltre 10 anni di carcere per tentato omicidio, stupro e lesioni aggravate, tutti crimini commessi via internet. In base a quanto emerso, il tribunale distrettuale di Umea ha riconosciuto il giovane colpevole di due capi d’accusa di tentato omicidio nei confronti di un minore in Germania. È stato inoltre condannato per una serie di crimini sessuali ai danni di una ragazza australiana, oltre che per altri reati. Chai era attivissimo all’interno di reti web note per effettuare sadiche estorsioni all’indirizzo di giovani e persone vulnerabili.

L’arresto di Chai

All’interno di questa rete Chai costringeva le vittime a generare materiale sessualmente esplicito o a compiere atti di violenza deliberata. Le autorità hanno stabilito che la minore età delle persone coinvolte ha rappresentato un grave pericolo. Il ragazzo ha commesso i reati quando aveva tra i 15 e i 17 anni.

Jenny Ostling, procuratore capo presso l’unità nazionale svedese contro la criminalità internazionale e organizzata, ha dichiarato che il tribunale ha compreso appieno il fenomeno dell’“estremismo violento nichilista” e di “The Com” - termine ombrello che indica una rete online dai legami labili dedita al crimine informatico, all’estorsione e alla violenza.

Ostling, secondo quanto riportato dal Guardian, ha inoltre sottolineato che la pena inflitta è tra le più severe previste in Svezia per un giovane dell’età di Chai. “Sono davvero contenta che si rendano conto di quanto sia grave la situazione e di cosa si tratti”, ha detto. La stessa corte ha stabilito che è possibile essere condannati per reati violenti anche quando questi vengono commessi a distanza tramite l’uso internet. “Questo è uno strumento molto importante per noi quando ci occupiamo di casi di questo tipo”, ha aggiunto ancora Ostling.

Pene severe

Secondo quanto riportato dal quotidiano svedese Aftonbladet, Chai dovrà anche pagare un risarcimento totale di oltre 1,8 milioni di corone svedesi alle vittime identificate. Oltre alla condanna per duplice tentato omicidio in Germania, il 18enne è stato riconosciuto colpevole di concorso in tentato omicidio in seguito all’aggressione con coltello ai danni di un ottantaduenne a Hasselby nel 2024. L’aggressione era stata compiuta da un altro sostenitore della rete online, ma Chai aveva seguito l’intera vicenda in tempo reale fornendo istruzioni all’aggressore. Il ragazzo è stato anche condannato per aver spinto una ragazza in Australia a compiere gravi reati per un lungo periodo di tempo.

Crimini del genere, commessi sul web, spesso oltrepassano i confini nazionali e coinvolgono vittime situate in diverse giurisdizioni. La condanna di Chai è uno dei numerosi casi che hanno portato a pene detentive significative per giovani uomini coinvolti in questo sistema, tra cui un americano, Kyle Spitze, di 27 anni, condannato ad agosto a 77 anni di carcere – la pena federale più lunga mai inflitta a una persona che il governo statunitense ha definito un “estremista violento e nichilista”.

Durante il processo, Chai è stato in ogni caso sottoposto a una perizia psichiatrica forense che ha concluso che non soffriva di un grave disturbo mentale al momento dei reati. Il suo avvocato, Emily Tovedal, è stato chiaro: “La difesa ritiene che il tribunale abbia commesso un errore di valutazione riguardo a gran parte delle accuse. Non ho ancora avuto il tempo di esaminare la sentenza con il mio cliente, ma credo che il tribunale distrettuale abbia commesso un errore nella valutazione di ciò che è stato provato e di ciò che non lo è”.

Nel frattempo le autorità internazionali hanno lanciato un allarme crescente sullo sfruttamento dei giovani online, descrivendo in dettaglio i potenziali segnali di allarme, tra cui autolesionismo e isolamento. “Purtroppo, temo che situazioni simili probabilmente aumenteranno. Anche perché ora sappiamo cosa cercare”, ha concluso Ostling.

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