All’Università di Northampton, nel Regno Unito, anche la settimana di benvenuto alle matricole passa dal “privilegio bianco”. Agli studenti del primo anno è stato infatti proposto un corso online sull’uguaglianza razziale che invita a riflettere su razzismo, disparità, inclusione e soprattutto su come opererebbe il cosiddetto white privilege all’interno dell’università.
Intitolato “Introduction to Race Equity”, il programma viene offerto nell’ambito delle attività di orientamento della Freshers’ Week e promette di aiutare gli studenti a “comprendere razza, razzismo e disuguaglianza nell’istruzione superiore” e a esplorare concetti come “privilegio, vantaggio e inclusione”.
Il passaggio destinato a far discutere è contenuto nella sezione “Whiteness, Privilege and Belonging”. Agli studenti viene chiesto: “Eravate consapevoli di come opera il privilegio bianco e dell’impatto che ha sul personale e sugli studenti provenienti da background neri, asiatici e appartenenti a minoranze etniche?”. Non basta. Come riportato dal Telegraph, le matricole vengono invitate anche a mettere per iscritto che cosa potrebbero fare per “migliorare la pratica antirazzista” e “contrastare la disuguaglianza razziale”. Una sorta di esame di coscienza ideologico prima ancora di entrare davvero in aula.
Va precisato che il corso non è obbligatorio. L’università ha spiegato che può essere completato in forma anonima, che le risposte non sono accessibili all’ateneo e che chi decide di non partecipare non rischia né l’esclusione dagli studi né problemi nell’assegnazione degli alloggi universitari. Insomma, nessuna schedatura del dissenso. E ci mancherebbe altro. Ma il punto sollevato dai critici è un altro: proporre a tutti i nuovi studenti un percorso costruito attorno a concetti politicamente controversi significa comunque suggerire quale sia la lente corretta attraverso cui leggere la realtà.
Un portavoce della Free Speech Union, citato dal quotidiano britannico, ha infatti osservato che pur non essendo obbligatorio il corso trasmetterebbe il messaggio che l’università ha già preso posizione su questioni ampiamente dibattute e che chi dissente rischia di trovarsi fuori dal perimetro culturale dominante
L’ateneo respinge questa lettura. “L’inclusività è uno dei nostri valori fondamentali e non ce ne scusiamo”, ha dichiarato un portavoce, rimarcando però anche l’impegno per la libertà di parola e il confronto rispettoso. Secondo l’università, il corso serve semplicemente a spingere le matricole a riflettere sul proprio background e su quello dei nuovi compagni.
Il programma è fornito da Advance HE, organizzazione che lavora con numerosi atenei britannici e che definisce il modulo uno strumento per aiutare il settore universitario a contrastare le disuguaglianze razziali e costruire campus più inclusivi. Anche Advance HE precisa di non imporre agli atenei come utilizzare il materiale
Resta però il cortocircuito. L’università dovrebbe essere il luogo in cui le idee vengono discusse, non il posto in cui alcune categorie vengono presentate già impacchettate come premesse da cui partire. “Privilegio bianco”, “pratica antirazzista”, “whiteness”: espressioni che appartengono a un preciso filone culturale e accademico, legittimo come tanti altri, ma non certo neutrale.
E invece, ancora una volta, nei campus britannici la frontiera del politicamente corretto si sposta un po’ più avanti. Prima delle lezioni, prima degli esami e persino prima di capire dove sia la mensa, alle matricole viene già chiesto di interrogarsi sul proprio privilegio. Il benvenuto all’università, ormai, passa anche dall’autocritica.
