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Cronaca internazionale

“Non chiamatelo attacco terroristico”. Memo choc della tv sull’11 settembre

La nota interna diramata dalla canadese CBC a due settimane dal 25º anniversario della strage

Libia, aerei rubati. Paura per un nuovo 11 Settembre

Il politicamente corretto prima e l’ideologia woke dopo hanno preparatao ampiamente la strada. Ci capita di continuo di leggere di attacchi terroristici dove la matrice venga volutamente occultata. Certo, non cancellata. Magari, nascosta. Capita di faticare a trovare la nazionalità dell’attentatore, specificata solo sul finire dell’articolo. E pure la parola islam, come qualsiasi altro termine che possa ricondurre ai miliziani di Allah, capita che venga utilizzata con il contagocce. Ma mai prima d’oggi ci era capitato di leggere che non si può, anzi non si deve, descrivere l’11 settembre come un attacco terroristico.

La notizia è tanto surreale quanto agghiacciante. Non solo perché si consuma a due settimane dal venticinquesimo anniversario della strage ma anche e soprattutto perché coinvolge un’emittente televisiva nazionale, la canadese CBC. A rendere pubblico un memo interno diramato ai giornalisti è stato il quotidiano Toronto News scatenando polemiche e sdegno in tutto l’Occidente, con evidenti critiche da parte degli Stati Uniti.

La nota è asciutta, concisa. E invita la redazione a «non definire gli attacchi dell’11 settembre come attacchi terroristici». E poi spiega: «I dirottamenti aerei provocarono gli schianti a Washington, Pennsylvania e Manhattan». Stop. Un pugno nello stomaco. «Se avete domande più specifiche sulla copertura dell’anniversario dell’11 settembre a cui state lavorando - conclude il memo - contattate il vostro responsabile editoriale». Quindi la sigla. Una doppia B che il cronista del Toronto News, Warren Kinsella, che ha scovato e pubblicato la notizia, ha identificato in Basem Boshra. Non uno qualunque ma il senior director of journalistic standards and public trust della CBC News.

Ecco, noi che non facciamo parte di quella redazione, dopo aver letto il contenuto di quella nota, un po’ di domande ce le avremmo eccome da fare. Domande che, in un modo normale, non avrebbero bisogno di essere poste. Perché quando si inizia a giocare sulle parole e a togliere parti di Storia, allora si ferisce la verità, anzi la si cancella, e si finisce per sfregiare nuovamente le migliaia di persone che l’11 settembre di venticinque anni fa furono ammazzate della cieca violenza islamista. E fa ancor più male leggere l’emittente che, colta sul punto, si giustifica spiegando che, nel corso di questi anni, anche altre testate giornalistiche hanno fatto altrettanto. Ma, come fa puntualmente notare Warren Kinsella, «non significa che sia giusto fare così solo perché lo fa qualcun altro». Dopotutto, anche se la dicono in molti, «una menzogna resta pur sempre una menzogna». «La Canadian Broadcasting Corporation, a cui tutti noi abbiamo dato 1,57 miliardi di dollari nel 2025-26, opera secondo regole diverse», commenta poi il giornalista del Toronto News. «Ci dice bugie sulla storia e sulla realtà».

In un momento storico in cui i liberal si interrogano se non si siano spinti troppo in là con l’ideologia woke, il memo della CBC News diventa una rappresentazione plastica dell’autolesionismo di un Occidente che non sa più, o meglio non vuole più, nominare le cose con il suo nome. Ma, per quanto ci provino, c’è solo un modo per definire quanto è successo venticinque anni, l’11 settembre 2001. E cioè: un attacco terroristico di matrice islamica. Qualsiasi termine sottratto è un colpo inferto alle vittime e alle nostra Storia.

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