Un manichino con addosso l’uniforme dell’esercito israeliano, del liquido versato sul corpo e poi le fiamme. È il video rilanciato sui social da Students for Justice in Palestine dello Swarthmore College, in Pennsylvania, per pubblicizzare una manifestazione anti-Israele prevista a Philadelphia per oggi, 7 ottobre, nel terzo anniversario del massacro compiuto da Hamas in Israele.
Hate group Students for Justice in Palestine at Swarthmore College have released a video showing an effigy of an Israeli soldier being doused in gasoline and set on fire. The video also explicitly praises the October 7th massacre and kidnapping of Israeli civilians This is a domestic threat and the @FBI and @swarthmore both need to take action. https://t.co/2OsowcRdNZ
— Adam Milstein (@AdamMilstein) October 6, 2026
A riportare il caso è The College Fix. Il filmato, successivamente cancellato, non promuoveva un’iniziativa organizzata all’interno del campus, ma è stato condiviso dall’account del gruppo studentesco. Una scelta – o meglio una provocazione - che ha immediatamente provocato polemiche, soprattutto per la data: il 7 ottobre 2023 furono uccise circa 1.200 persone e altre centinaia vennero rapite e trascinate nella Striscia di Gaza.
Lo Swarthmore College ha preso le distanze. Interpellato da Jewish News Service, un portavoce ha ribadito l’impegno dell’università a mantenere un ambiente libero da intimidazioni, molestie e discriminazioni, ricordando le condanne già espresse contro antisemitismo, islamofobia e ogni altra forma di discriminazione.
Il rapporto tra l’ateneo e il suo capitolo di Students for Justice in Palestine era compromesso da tempo. Nel settembre 2025 il college aveva revocato definitivamente il riconoscimento ufficiale all’organizzazione, sostenendo che avesse provocato “danni ripetuti e gravi” alla comunità universitaria. Il gruppo aveva così perso l’accesso ai fondi, agli spazi e alle risorse riservate alle associazioni studentesche. Nell’ottobre 2024 i vertici del college avevano inoltre condannato alcuni contenuti pubblicati da SJP in occasione del primo anniversario dell’attacco, parlando apertamente di “glorificazione della violenza”.
Quello di Swarthmore, non è l’unico caso destinato a far discutere nei campus americani in questo 7 ottobre. All’Haverford College, sempre in Pennsylvania, è stata programmata per oggi una “Art Campaign in Solidarity with Palestine”. La presidente Wendy Raymond ha chiesto agli organizzatori di spostare l’appuntamento, definendo la scelta della data “inutilmente dolorosa”. Dopo il rifiuto degli studenti, il college ha cancellato l’evento, citando ragioni di sicurezza.
Al Middlebury College, nel Vermont, Students for Justice in Palestine ha invece organizzato nella cappella dell’università una “Vigil for Gaza”, presentata nel calendario ufficiale come commemorazione delle vittime a tre anni dall’inizio di quello che gli organizzatori definiscono “genocidio israeliano accelerato a Gaza”. Nello stesso campus è prevista anche una commemorazione separata per ricordare le vittime dell’attacco del 7 ottobre e gli ostaggi.
Ancora più esplicito il messaggio pubblicato da Students for Justice in Palestine della University of Maryland, Baltimore County. Per la veglia organizzata oggi il gruppo parla di “tre anni di genocidio”, invita a “onorare i martiri” e in un altro messaggio dedicato alla settimana di mobilitazione utilizza lo slogan “tre anni di resistenza” e scrive che la “Student Intifada lives on”.
Manifestazioni diverse per contenuti e toni, dunque, ma accomunate dalla scelta di trasformare proprio il 7 ottobre in una giornata di mobilitazione pro-Pal. E nel caso di Swarthmore l’immagine scelta per pubblicizzarla è stata quella, difficilmente equivocabile, di un soldato israeliano dato alle fiamme.
